Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 01 Febbraio 2018
Giovedì, 01 Febbraio 2018 23:04

Sparatoria a Vibo, un ferito e un arresto

VIBO VALENTIA Sparatoria questa sera a Vibo Marina nel quartiere Pennello. Un 36enne del luogo, R.F., già noto alle forze dell'ordine, è stato ferito con il calcio di una pistola alla testa e trasportato in ospedale a Vibo Valentia. Con l'accusa di aver esploso tre colpi di pistola, la polizia negli stessi istanti ha arrestato Luciano Macrì, sorvegliato speciale di Vibo Marina, attualmente in stato di fermo in Questura a Vibo Valentia. La polizia ha avviato le indagini per stabilire se vi sia un collegamento fra il ferimento, l'esplosione dei colpi di pistola e l'arresto.

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  • Occhiello Un 36enne è stato ferito con il calcio di una pistola. Negli stessi istanti la Polizia ha fermato un uomo con l'accusa di aver esploso tre colpi

COSENZA L'occasione non è solo unica e rara, ma storica. Paolo Grossi, presidente della Corte Costituzionale, è uomo di diritto. Tra i pochi a poter vantare come suoi maestri docenti come Piero Calamandrei e Giorgio La Pira, padri costituenti che hanno contribuito con la loro cultura giuridica a redigere i 139 articoli della Costituzione. Al Tetro di tradizione Alfonso Rendano tiene una lectio magistralis sui "principi costituzionali e la legalità" intervenendo all'iniziativa promossa dal liceo scientifico Fermi per celebrare i 70 anni della costituzione. Alla cerimonia hanno partecipato il prefetto di Cosenza Gianfranco Tomao, il presidente del consiglio comunale Pierluigi Caputo, la dirigente del liceo Fermi Maria Gabriella Greco e l’avvocato Antonio Ciacco che ha curato il progetto con la scuola.

LA CULTURA COSTITUZIONALE Per il presidente c'è una nota negativa, ha il perimetro circoscritto ai confini nazionali e si chiama «scarsa cultura costituzionale». «Ritengo sia la nostra grande pecca -spiega all'assemblea che pende dalle sue labra- ma la Costituzione per essere amata e difesa ha bisogno di essere conosciuta. Per questo motivo ho scritto al ministro dell'istruzione affinchè nelle scuole medie e superiori gli studenti possano dedicarsi allo studio della Costituzione». E conscio di questa necessità Grossi precisa subito la necessità di creare un «cordone ombellicale» tra la società civile e i giudici della Corte Costituzionale. «Il palazzo della Consulta non deve essere un muro invalicabile. Dobbiamo essere noi giudici ad uscire, visitare almeno i capoluoghi e incontrare le comunità per diffondere il senso vero contenuto negli articoli della Costituzione».

UN VASO VUOTO Il principio di legalità non si dissocia da quello di norma giuridica. «Non fraintendetemi, ma le leggi razziali sono formalmente ineccepibili». Il paradosso della legge è usato da Grossi per spiegare come non bisogna credere che ogni legge per il solo fatto di essere tale sia giusta. «La legge razziale seppur giuridicamente perfettà è però un vaso vuoto, una disposizione normativa che non tutelava i cittadini. Dobbiamo ricordarcene soprattutto adesso che l'argomento irrompe nelle nostre vite in modo sconsiderato».

L'UGUAGLIANZA «Nelle aule di giustizia c'è scritto che la legge è uguale per tutti, ma siamo tutti uguali?» Il quesito che permette al professore di riflettere sull'eguaglianza fa sgranare gli occhi alla giovane platea. «Questa è l'uguaglianza formale, poi arriviamo alla norma fondamentale della costituzione quella in cui si da alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di natura economica e sociale». 

mi.pr.

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  • Occhiello Il presidente della Corte Costituzionale tiene una lectio magistralis al teatro di tradizione Alfonso Rendano di Cosenza. «Abbiamo una scarsa cultura costituzionale per questo non amiamo la nostra Costituzione»

Stimato dottor Massimo Scura, 

ieri si è svolta nel suo ufficio la riunione operativa indetta dal sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, unitamente ai vertici della regione Calabria, quelli dall’Asp competente e delle Aziende Ospedaliere cittadine, con l’intento di trovare una soluzione, si augura non tampone, al deficit di funzionalità del Pronto soccorso del Pugliese di Catanzaro. Come più volte si è evidenziato il problema della mancata funzionalità delle strutture sanitarie è strettamente correlato a scelte di indirizzo politico mancate – la creazione dell’integrazione aziendale per la costituzione della AO Dulbecco – a resistenze nel panorama medico ospedaliero, ma soprattutto da una strategia che interviene sulla fase acuta della malattia, senza identificare una seria programmazione sulle cronicità delle patologie. Tanto premesso e facendo riferimento a l’ultima – l’ennesima – inchiesta pubblicata sugli organi di informazione nazionali (La Stampa del 29.01.2018 “L’Alzheimer è un emergenza non potete abbandonarci”) desideriamo richiamare la Sua attenzione proprio sullo stato dell’arte in Calabria, delle malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer, che diversamente dall’allarme sociale ormai contingente nella penisola, da noi passa sottotraccia e viene consegnato al silenzio! Un silenzio che ha connotazioni di possibile criminalità, che derubrica questa malattia – l’Alzheimer – alla stregua di un raffreddore (?). Siccome così non è, ma soprattutto considerato che quanto si agita intorno al suo DCA 118/2017 è solo la rappresentazione di una parte del ragionamento, riteniamo sia doveroso portare alla sua attenzione l’altra metà. Quella che è fatta di malattia e di famiglie che vivono sulla loro pelle l’Alzheimer e che, oggi, non sopportano più lo stato delle cose di quanto si nasconde dietro questa malattia e (non) ci abitua a diventare orfani o vedovi/e anzitempo… per una morte già annunciata, nella dimenticanza, nel silenzio, in strutture non operative e strutturalmente pericolose. L’aver congelato il DCA 118 ci consente di invitarla a voler rivedere i termini dello stesso, dando ascolto anche alle Organizzazioni Sindacali, alle famiglie e non solo alle proprietà delle strutture, perché si rischia di restituire alla Calabria i “classici” ospizi, dove i pazienti verranno posteggiati, peggio di come già accade oggi, in attesa di una morte…forse non giusta. L’azione della struttura commissariale, la sua in particolare, non può e non deve essere letta come l’ennesimo incidente di percorso che restituisce ai cittadini lo spaccato autentico di quanto uno Stato possa essere soggetto criminale. Questo quadro diventa ancora più pesante in Calabria, dove c’è l’aggravante geografica “meridionale” dove crimine, corruzione e collusione sono una caratteristica bene identificata. Una specie di mafiosità governativa che chiama in correo la politica tutta e che lascia come vittime la malattia ed i tanti anziani, che le Rsa in Calabria dovrebbero assistere e non emarginare. In Calabria c’è un ipocrisia di fondo sulla malattia – l’Alzheimer –: è quella che bisogna soltanto fare “cassa”. E su questa logica tutto appare superfluo, perfino parlare di Lea. Già perché se Lea significa: 2 prevenzione, diagnosi e cura, allora caro dott. Scura sarebbe opportuno da parte sua, prima di dare attuazione al Decreto 118, verificare di persona lo stato delle Rsa in terra calabra e perché no, magari dare mandato al nucleo di Guardia di Finanza che opera con la struttura commissariale di effettuare blitz a campione. Ne scoprirà delle belle! Quella ipocrisia che indicavamo trova tutti d’accordo: la classe politica, il management sanitario, certa medicina e – non ultima – una buona parte di quella imprenditoria che opera nel settore socio sanitario, per intenderci le Rsa. Per converso le vittime sono e restano i pazienti, il più delle volte fragili, le famiglie ed i tanti operatori sanitari che svolgono la loro professione all’interno delle Rsa calabresi, con la minaccia periodica del “licenziamento” collegato alle scelte ed alle rette decise dal commissario Scura (?) e, con un carico di lavoro – a rischio burnout – la cui pericolosità è significativa per i pazienti e per gli operatori stessi in termini di responsabilità penale. Sappiamo tutti e lo sa anche Lei, dott. Scura, che le ultime statistiche nazionali ci consegnano, senza vana gloria, l’ultimo posto in classifica, nonostante la regione Calabria abbia da anni recepito il Piano Nazionale delle Demenze. Siamo allo “zero” siderale su Strutture residenziali e Centri diurni per l’Alzheimer e per tutte le malattie neurodegenerative, forse perché attuare concretamente la riforma avrebbe significato mettere in evidenza i deficit – 9 volte su 10 – delle strutture socio sanitarie. La scarsa professionalità interna e perché no, avrebbe corroso quegli interessi radicati che diventano più lucrativi nel mantenere le Rsa onnicomprensive su ogni tipo di patologia: una specie di “pollaio” della malattia! Non creda dott. Scura alle grida di dolore (?) di alcuni imprenditori sanitari, per i quali ha solo valore il ratio della retta, senza considerare che mai hanno investito in formazione – salvo gli attestati fotocopia – che pur di non farsi scoprire in fallo, hanno alzato per risposta lo scalino dell’opacità. Hanno limitato i “minuti” di accesso alle strutture per i parenti (caregiver) in perfetta antitesi ad ogni enunciazione medica e sociale di collaborazione con le famiglie – lo prevede anche il Piano Nazionale sulle Demenze – in base alle linee guida sanitarie riconosciute in tutta Italia. D’altronde in Calabria siamo sempre all’avanguardia – a retromarcia – pronti a celebrare forme di “mecenatismo” sociale, pur sapendo che tale non è! Non creda dott. Scura a mecenati a “contratto” che spacciano strategie terapeutiche non farmacologiche di tipo psicosociali all’interno delle Rsa, perché questo non è vero. Fatto salvo l’attività con qualche cane pulcioso, spacciato per Pet Therapy, senza alcun addestramento specifico o di qualche mercatino di chincaglieria, magari in spolvero all’interno delle stanze delle istituzioni locali, facendolo passare come attività dei pazienti (?) Gli stessi che vengono posteggiati nelle strutture stesse con il controllo di personale inadeguato e non consono agli standard qualitativi, indipendentemente dalle tabelle attuative del Suo ultimo decreto. Non creda dott. Scura che all’interno delle Rsa – sempre 9 volte su 10 – tutto avvenga nel rispetto della malattia rispettando gli standard di assistenza previsti dagli accrediti al SSN, perché le tabelle di corredo ai vari decreti, non ultimo il citato 118/2017 – indicativi secondo le Sue dichiarazioni – vengono letti dalle proprietà come stringenti ed attuati, caso strano, già da oggi in grande anticipo rispetto all’entrata in vigore del decreto, peraltro al momento sospeso. C’è invece un sistema di “austerity” nonostante il ritorno economico sia di tutto rispetto – supera generalmente i 4 mila euro mensili – tanto che i pazienti “istituzionalizzati” (o catturati) nelle Rsa hanno come sigillo le diagnosi di “malnutrizione e disidratazione”…perché seguaci del Pannella pensiero? O forse vengono tenuti a “stecchetto” per fare economia sulla pelle dei pazienti, nel silenzio colpevole del sistema (Asp incluse che dovrebbero controllare) e nell’impotenza delle famiglie, tenute fuori dai cancelli delle cliniche lager, che insieme a tutto vedono perpetrare con la leggiadria della ballerina, quello che è e resta un reato penale, chiamasi “maltrattamento” anche di persone incapaci, se già non bastasse! Non è certamente una provocazione questa, ma semmai è un quadro impietoso della realtà, non narrata e non narrabile dagli attori di tutta la vicenda, non narrata da tante famiglie che subiscono in 3 silenzio solo perché hanno paura (?), non narrata dai pazienti che, ahinoi non la possono narrare molte volte e, non narrata dai tanti “lavoratori” sfruttati con turni di lavoro al limite, il più delle volte non retribuiti con regolarità – magari con decine di mensilità arretrate – la cui colpa è sempre ascrivibile alla regione Calabria o alle Asp di riferimento, che ritardano i versamenti…sarà vero? Non creda quindi dott. Scura che il quadro, che il più delle volte le viene prospettato, sia del tutto vero. Alcune enunciazioni, alcune difese del valore della vita, del valore delle persone (quelle sequestrate in alcune Rsa) valgono “zero” se provengono, per come provengono da una sola parte dove il valore del “dollaro” è l’unico metro di comparazione. Non c’è a quella latitudine l’umanità che viene sbandierata, perché i pazienti sono soltanto la composizione di un pallottoliere del profitto, dove medicina e solidarietà sono nella Terra di Nessuno e dove ogni giuramento deontologico è e resta soltanto carta straccia. Non creda a nulla dott. Scura, non creda nemmeno a noi, che comunque, per quanto possa dispiacere a qualcuno, rappresentiamo un esperienza in parte negativa, rappresentiamo una vita in sospeso all’interno delle Rsa a difesa di un valore umano prima, etico e religioso dopo, se lei vuole. Rappresentiamo la verità di tante famiglie che ormai fanno con noi rete in questo percorso di malattia e di soprusi. Creda se vuole alle evidenze che sono all’attenzione della Procura della Repubblica o degli organi Polizia Giudiziaria che anche qui, forse, hanno acceso le luci dell’attenzione. Creda dott. Scura a quel valore di giustizia e di trasparenza, che oggi non c’è in sanità generalmente ed ancora di più nelle Rsa, per la colpevole distrazione di chi amministra e dovrebbe controllare il funzionamento delle strutture sanitarie in questione, creda al valore del lavoro che tanti svolgono – OSS ed Infermieri - con cuore e coscienza e che, forse, avrebbero diritto di essere ascoltati. Creda dott. Scura che i soldi dei contribuenti devono essere rispettati, come deve essere rispettata ogni malattia e per questo, un centesimo in più o in meno sulla composizione delle rette nel suo decreto 118/2017, non farà la differenza. La differenza sarà invece e, Lei lo dovrà pretendere, la qualità della risposta sanitaria ed assistenziale, perché non è pensabile portare i valori di assistenza ad un rapporto superiore di 1 OSS rispetto a 7 pazienti, se ancora vogliamo restare nei livelli equiparati ad altre regioni italiane o rispetto a quelli europei. Non consenta mai più, a chi fa “cassa” di economizzare questi rapporti ad 1 OSS rispetto a 35/40 pazienti – perché questo avviene – in una lettura tutta autentica ed unilaterale di tabelle e di decreti attuativi. Lasci il controllo a chi deputato imponendo di farlo, ma lasci pure e non diventi anche Lei “sordo” a quelle famiglie che lo devono esercitare e che devono avere un riferimento almeno in Lei, visto che chi dovrebbe essere – il Dipartimento regionale alla Salute o le Asp – fanno parte di una logica che resta solo da denunciare. Convochi gli attori del settore intorno ad un tavolo, senza dimenticare “i lavoratori” e “le famiglie” e magari aggiunga al confronto il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, il dott. Gratteri, sarebbe un contributo utile ed anche ulteriormente garantista per Lei, per la sua azione e per tutti noi. E lo è di più, perché si verrebbero ad acquisire ulteriori notizie – magari notizie di reato – o violazioni di legge, che aiuterebbero a scoperchiare questo Vaso di Pandora che ne i malati, ne la Calabria vuole più conservare come un oracolo sacro, visto che sacro proprio non è. Con stima. 

*presidente “I Quartieri”

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  • Occhiello di Alfredo Serrao*

COSENZA Due sentenze di condanna e una di assoluzione. È questo il verdetto all’esito del primo grado di giudizio del processo denominato “Sangue infetto”. Il collegio dei giudici presieduto da Giusi Ianni con a latere Urania Granata e Palmira Formoso ha emesso sentenza di condanna nei confronti Marcello Bossio e Osvaldo Perfetti difesi dagli avvocati Franz Caruso, Nicola Carratelli e Emilio Perfetti. Assolto per non aver commesso il fatto Luigi Rizzuto difeso dagli avvocati Francesco Chiaia e Gianluca Bilotta. Per Marcello Bossio, all’epoca dei fatti primario del reparto di Immunoematologia, il tribunale ha disposto la condanna in carcere per due anni oltre al pagamento delle spese processuali. Condanna di reclusione per 7 mesi invece ad Osvaldo Perfetti che nel 2003 rivestiva l’incarico di direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera dell’Annunziata di Cosenza. Per entrambi, oltre al pagamento delle spese processuali e al risarcimento del danno nei confronti delle parti civili, è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici per sei mesi.

LA VICENDA Ciò che spinse la Procura della Repubblica di Cosenza ad avviare le indagini fu la morte, il 4 luglio, di un pensionato di Rende, Cesare Ruffolo, che aveva effettuato una trasfusione – nel centro trasfusionale dell'azienda sanitaria "Annunziata" – con una sacca che poi si è scoperto essere contaminata dal batterio letale serratia marcescens. Nell’estate torrida del 2013 l’evento destò molto clamore. «È arrivato in ospedale come “codice bianco” e il mese precedente aveva fatto tutti i controlli– dichiarava agli organi di stampa Renzo Ruffolo figlio del defunto dopo la denuncia in procura-. Insomma, non c’era nulla che lasciasse presagire quanto è successo. Ora io e la mia famiglia vogliamo soltanto che venga fuori la verità e per questo ci affidiamo al lavoro della magistratura». La decisione dei giudici arriva dopo quattro anni di intensa attività istruttoria e una certa attenzione anche politica sull’episodio. Infatti, subito dopo la morte di Ruffolo e l’inizio del processo, il ministro della salute Lorenzin su richiesta dei parlamentari del Partito democratico e del Movimento 5 stelle aveva predisposto delle ispezioni per controllare in che condizioni fossero i luoghi deputati alle operazioni di trasfusione. Dopo la lunga e articolata discussione i due difensori dell’unico imputato assolto il medico Luigi Rizzuto dichiarano: «Il Tribunale di Cosenza in autorevole composizione, accogliendo le nostre richieste ha assolto  pert tutti i capi d’imputazione il nostro assistito, siamo estremamente soddisfatti per aver contribuito con la nostra difesa a far emergere la sua innocenza». Solo la giovane età e un intervento rapido dei medici salvarono la vita a Francesco Salvo, 37enne che rimase vittima della stessa vicenda. Anche lui ricevette una trasfusione infetta e insieme ai familiari della vittima nel corso del procedimento si è costituito come parte civile. 

Michele Presta
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  • Occhiello Si chiude il primo grado di giudizio del processo innescato dalla morte di un pensionato. All'uomo venne iniettato in vena del sangue infetto da batteri letali per il corpo umano

MARINA DI GIOIOSA IONICA Due malviventi col volto coperto e con in mano arnesi da scasso hanno compiuto una rapina all'ufficio postale di Marina di Gioiosa Ionica. Dopo essere entrati negli uffici tramite una porta secondaria posta sul retro, i due si sono fatti consegnare dagli impiegati degli sportelli tutto il denaro presente nei cassetti, pari a circa duemila euro in contanti. Al momento dell'irruzione, nell'ufficio postale c'erano diversi clienti. Dopo il colpo i due rapinatori sono fuggiti senza lasciare tracce. 

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  • Occhiello Due malviventi col volto coperto si sono fatti consegnare tutto il denaro a disposizione. Poi sono spariti senza lasciare traccia. Presenti diversi clienti

CETRARO È di 30 anni, la richiesta di pena per Paolo Di Profio, infermiere di 48 anni, reo confesso di aver ucciso l'ex cognata, Annalisa Giordanelli, nel gennaio del 2016. L'uomo la colpì più volte con un piede di porco, sorprendendola mentre faceva jogging, a Cetraro. La riteneva responsabile della fine della sua relazione con la sorella. La richiesta di pena, l'ergastolo diminuito per il rito abbreviato, è stata formulata questa mattina dal pm Maria Francesca Cerchiara davanti alla Corte d'Assise di Cosenza, presieduta da Giovanni Garofalo, a latere Francesca De Vuono. 

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  • Occhiello Il pm Francesca Cerchiara ha invocato la condanna per Paolo Di Profio, reo confesso del delitto di Annalisa Giordanelli. La donna fu uccisa a colpi di piede di porco nel gennaio del 2016

CATANZARO «Nel cessare dalle funzioni di prefetto di questa provincia per ricoprire l'incarico di commissario straordinario per lo svolgimento delle Universiadi del 2019 a Napoli, mi è particolarmente gradito rivolgere il mio più cordiale saluto ed un fervido ringraziamento a Catanzaro, alla sua provincia, alle istituzioni del territorio con cui, da subito, si è instaurato un proficuo rapporto di collaborazione che ha contribuito a rendere positiva la mia esperienza in questa terra». Lo scrive il prefetto Luisa Latella in un saluto alla città di Catanzaro. «Nei tre anni trascorsi - afferma - ho dedicato particolare attenzione agli articolati e complessi fenomeni di illegalità, che pervadono i più svariati settori, minando in profondità la sicurezza e frenando lo sviluppo. A tal proposito, il mio intenso ringraziamento va all'autorità giudiziaria, chiamata ad operare in un contesto difficile e complicato, ai vertici delle forze di polizia, riuniti nel Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica per condividere strategie di prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e non, a presidio delle Istituzioni, della sicurezza e della libertà dei cittadini. Profondo impegno ho riservato pure alle problematiche ambientali e di protezione civile, con il supporto dei vigili del fuoco e dei Corpi militari nonché a quelle relative all'assistenza ai profughi, coinvolgendo i Comuni ed il mondo associativo, il che ha consentito di gestire con spirito fattivo l'emergenza immigrazione. Un ringraziamento particolare va anche agli amministratori regionali, provinciali e comunali con cui, pur nel rispetto dell'autonomia e delle relative funzioni, ho collaborato per la risoluzione di tante problematiche emergenti con l'unica finalità del bene comune. Proficuo si è rivelato pure il confronto con il mondo imprenditoriale e le organizzazioni sindacali per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prevenzione di fenomeni degenerativi che potessero minare la coesione sociale. Particolarmente significativa è stata la collaborazione con il mondo della Scuola, il cui entusiasmo, unito alla creatività, ha arricchito di significato i vari momenti di confronti su temi di attualità e valore sociale. Saluto e ringrazio l'arcivescovo di Catanzaro-Squillace per la sua squisita sensibilità pastorale e per il conforto che mi ha sempre dato in momenti particolarmente complessi. Un saluto deferente va anche al vescovo di Lamezia Terme, per la sua opera nel territorio volta a favorire la crescita e lo sviluppo sociale. Ringrazio gli organi di informazione che hanno voluto prestare attenzione con spirito costruttivo alle iniziative della Prefettura». «Nel congedarmi da tutti coloro con cui ho avuto modo di collaborare - conclude Luisa Latella - auspico che le straordinarie potenzialità di questo territorio umane, culturali e naturalistiche, opportunamente valorizzate e scevre da qualsiasi condizionamento di natura malavitosa, accrescano il benessere della comunità e soprattutto quello delle fasce più deboli della popolazione. Un grazie di cuore alla mia Calabria, per quello che mi ha dato e continua a darmi, con l'auspicio che operi in armonia e unità per lo sviluppo, combattendo i mali endemici che la frenano, tra cui “in primis” il cancro della 'ndrangheta e dell'illegalità diffusa».

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  • Occhiello L'ormai ex prefetto del capoluogo ricoprirà l'incarico di commissario straordinario per le Universiadi del 2019: «Un grazie di cuore alla mia Calabria»

LAMEZIA TERME «Il Pd calabrese non è stato marginalizzato, abbiamo formato liste che sono totalmente espressione del territorio, a differenza del passato». Il governatore Mario Oliverio non accetta la rappresentazione di un partito regionale snobbato dai vertici del Nazareno in occasione della formazione delle liste. E lo ribadisce nel corso della presentazione dei candidati avvenuta nella sede regionale di Lamezia Terme. Il processo che ha portato alla candidature in tutti i collegi ha visto invece il «ruolo importante del Pd calabrese, che ha fatto queste scelte in accordo con il partito nazionale». Nessuna imposizione dall'alto, dunque, ma un processo in cui la segreteria regionale avrebbe esercitato appieno la volontà di schierare candidati legati al territorio di riferimento, senza sottrazioni di spazi da parte dei “paracadutati”.
«Nei collegi uninominali e in quelli proporzionali – aggiunge il presidente della Regione – sono stati candidati giovani, sindaci, donne, rappresentanti del mondo dell'università, oltre ai parlamentari uscenti che in questi cinque anni hanno svolto un ruolo importante malgrado non sia stata una legislatura facile. È il caso di ricordare che non c'era una maggioranza stabile al Senato e che il Pd si è trovato a gestire un Paese in ginocchio e screditato in Europa».
Per Oliverio, i risultati della deputazione dem, calabrese e nazionale, «sono evidenti»: l'Italia si è «rimessa in moto, è stata tirata fuori dalla palude. E il Mezzogiorno ha finalmente trovato attenzione. Da governatore ho avuto interlocuzioni costanti con i governi Renzi e Gentiloni, che hanno assunto provvedimenti concreti. Ci sono tutti i segni di una inversione di tendenza, anche se timidi. Interrompere questo percorso significherebbe risospingere il Paese verso il baratro».
Tocca a Ernesto Magorno tentare di spiegare le esclusioni eccellenti in tutti i collegi (Mimmetto Battaglia a Reggio, Vincenzo Ciconte a Catanzaro), molto spesso a favore di candidati con un passato politico nel centrodestra (come Nico D'Ascola o Giacomo Mancini). «I posti erano pochi e le ambizioni tante», spiega il segretario regionale, convinto che il partito «saprà valorizzare tutti (gli esclusi, ndr) in occasione dei prossimi appuntamenti elettorali». Resta la soddisfazione per la squadra che il prossimo 4 marzo sarà giudicata dagli elettori: «È il miglior lavoro che si potesse fare».
Ad ascoltare ci sono solo pochi candidati: Enza Bruno Bossio, Nicodemo Oliverio, Giacomo Mancini, Maria Pia Funaro, Sebastiano Barbanti, Giulia Veltri. E, alle parole di Magorno, non possono far altro che annuire.

Pietro Bellantoni
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  • Occhiello Il governatore alla presentazione delle liste: «Scelte fatte in accordo con il partito nazionale». Magorno: «È il miglior lavoro che si potesse fare»

GIOIA TAURO Si è svolta nella sala consiliare del Comune di Gioia Tauro la pre-assise per il Sud di Confindustria. Un appuntamento organizzato da Unindustria Calabria e che ha visto la partecipazione del presidente nazionale degli Industriali, Vincenzo Boccia. L'evento, a cui hanno preso parte numerosi imprenditori provenienti anche da altre regioni del Mezzogiorno, ha rappresentato una tappa di avvicinamento in vista delle assise generali che la stessa Confindustria celebrerà il prossimo 16 febbraio a Verona.
«Abbiamo voluto fortemente questa iniziativa qui a Gioia Tauro – ha spiegato in aperture dei lavori, il presidente di Confindustria Reggio Calabria, Giuseppe Nucera - e ringrazio Unindustria Calabria e, soprattutto, il presidente Boccia per la grande attenzione e il sostegno dimostrati nei confronti di questo territorio. Ringrazio, inoltre, i tanti imprenditori presenti a questi lavori, segno evidente della voglia di protagonismo e della consapevolezza che caratterizzano il tessuto produttivo locale sui temi dello sviluppo e della crescita. Sono stato eletto presidente di Confindustria Reggio Calabria sulla base di un programma basato su due fattori chiave: legalità e sviluppo. Segno tangibile di tale indirizzo è stata la prima assemblea che abbiamo voluto organizzare all'interno di un'impresa, quella dell'imprenditore Angelo Sorrenti che vive protetto a causa delle continue minacce della 'ndrangheta». 
«Confindustria Reggio – ha aggiunto - ha avviato un nuovo rapporto con le istituzioni nel quadro di un nuovo corso che sta producendo dei risultati. Ad oggi, infatti, 25 nuove aziende sono entrate in Confindustria Reggio. Stiamo, inoltre, portando avanti un vasto programma di incontri sul territorio nell'ambito del quale stiamo toccando con mano le realtà produttive locali, le innovazioni di cui sono protagoniste, le maestranze. Parliamo in molti casi di eccellenze assolute in grado di competere a pieno titolo con i mercati nazionali ed esteri». 
Secondo Nucera, «accanto alla legalità, naturalmente, ci deve essere lo sviluppo». «In questo contesto – ha sottolineato - la Calabria ha bisogno di una forte azione di marketing territoriale. Disponiamo di 5 miliardi di euro legati ai fondi Por, oltre 1 miliardo di opere pubbliche ferme, dunque le risorse ci sono. È necessario riaprire i cantieri, avviare un'azione di confronto con il governo regionale. In tal senso annunciamo sin da ora che a partire dal 5 marzo, in sinergia con Unindustria Calabria, apriremo un dialogo forte». 
Per Nucera, «le imprese hanno bisogno di risposte chiare, impegni e scadenze precise». «Chiediamo, inoltre – ha concluso - interventi anche sul fronte del contrasto allo spopolamento e, parallelamente, al recupero delle risorse giovanili. In questa direzione avvieremo a breve un tour in tutta Italia e, in particolare, nelle università per illustrare le opportunità e le potenzialità che il nostro territorio è in grado di esprimere».
«Il messaggio che lanciamo oggi da Gioia Tauro – ha evidenziato il presidente di Unindustria Calabria, Natale Mazzuca - è estremamente importante perché si riporta l'attenzione su uno dei luoghi strategici per lo sviluppo dell'intero territorio calabrese e del Mezzogiorno. Gioia Tauro può dare una risposta ai tanti problemi che ci sono in questa regione a cominciare dai vantaggi derivanti dall'istituzione della Zes che rappresenta un grande driver per stimolare tutte quelle imprese che credono nella Calabria e desiderano rimanere a investire qui». 
«È necessario – ha detto ancora il leader degli industriali calabresi - che la classe politica compia un ulteriore sforzo per far recuperare al porto e all'intera area industriale di Gioia Tauro la propria naturale centralità all'interno del Mediterraneo. Il Mezzogiorno ha bisogno di interventi più efficaci, la madre di tutte le riforme è senza dubbio la sburocratizzazione e una maggiore semplicità nel rapporto tra pubblica amministrazione e tessuto sociale e produttivo. Vogliamo, in altre parole, un paese normale».
«Oggi ho ascoltato molte proposte utili e interessanti - ha detto il presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia - di una parte importante di un Sud che vuole reagire attraverso una dimensione altamente simbolica come quella di Gioia Tauro. Ripartire da quest'area significa porre al centro due questioni importantissime, quella della legalità e quella del rilancio infrastrutturale». 
«Questo Paese – ha evidenziato il presidente - non deve lasciare nessuno indietro e questo territorio ha tutte le carte in regola per diventare un laboratorio sperimentale per l'attrazione di nuovi investimenti e in cui la questione industriale diventa centrale. La nostra linea è chiara, crediamo che non si debbano toccare le misure per il lavoro come il jobs act o gli strumenti del pacchetto Industria 4.0, i cui effetti sull'economia reale sono evidenti, più 30% di investimenti privati, più 7% di export». 
Per Boccia, «la politica deve essere misurata dai risultati sull'economia reale e alcuni provvedimenti stanno producendo effetti concreti». 
«Non abbiamo tempo per fare i conti con una società ideologica – ha detto ancora il presidente degli industriali italiani -, occorre essere pragmatici e far prevalere buon senso. Gioia Tauro è un sito strategico e dalle grandi potenzialità, dopo l'allargamento del canale di Suez e la pianificazione da parte della Cina delle rotte della seta, quest'area può diventare un motore di sviluppo per l'intero Paese. Un Paese che deve rifiutare l'idea di essere periferia dell'Europa ma essere centrale tra il continente e il Mediterraneo. Il 16 febbraio nel corso delle assise di Verona affronteremo chiaramente i contenuti dei programmi politici». 
«Riteniamo che ci siano sul tavolo molte proposte – ha concluso - ma occorre fare i conti con il nodo risorse, definendo le priorità che il Paese vuole affrontare. L'idea che porteremo a Verona sarà proprio l'idea di visione del Paese in cui si cambia il paradigma di pensiero, cioè prima si decide quali effetti sull'economia si vogliono realizzare e poi si individuano provvedimenti e risorse».

 

 

 

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  • Occhiello Il presidente nazionale di Confindustria ha partecipato alla pre-assise per il Sud dell’organizzazione degli industriali nella cittadina reggina. Mazzuca: «Il Mezzogiorno ha bisogno di interventi più efficaci»

REGGIO CALABRIA Ci sono troppi documenti da visionare per decidere, ma in ogni caso sono troppo pochi, dunque non si può decidere nulla e i provvedimenti di sospensione perdono efficacia. Così «dopo ampia discussione» il consiglio distrettuale di disciplina forense ha deciso di non decidere sulla sospensione dei legali Giulia Dieni e Giuseppe Putortì, entrambi condannati nel maxiprocesso antimafia “Rifiuti 2” per aver fatto da tramite fra i loro assistiti in carcere e gli affiliati rimasti fuori, permettendo di fatto al clan di rimettere le mani e continuare a gestire le imprese che erano state sequestrate. Entrambi condannati ad 8 anni di carcere, i due erano stati sospesi in via cautelare dall’attività forense dal 17 luglio scorso, data in cui ai due legali è stato notificato il provvedimento. Ma fatta la legge, trovato l’inganno. «La sospensione cautelare – ricorda il provvedimento – perde efficacia qualora, nel termine di sei mesi dalla sua irrogazione, il consiglio distrettuale di disciplina non deliberi il provvedimento sanzionatorio». Esattamente quello che è successo a Reggio, dove la locale sezione disciplinare – si legge nel provvedimento – «è stata nella assoluta impossibilità di pervenire ad un provvedimento sanzionatorio nel breve termine previsto dalla nuova legge professionale», cioè sei mesi. Motivo di tale impasse? Stando a quanto messo nero su bianco nel provvedimento, «la complessità della vicenda, anche giudiziaria, che ha coinvolto i due legali, e la necessità di acquisite ulteriore documentazione» avrebbero impedito al consigliere istruttore di redigere e depositare la relazione finale da sottoporre alla sezione disciplinare «tenuto anche conto della mole di atti e documenti acquisiti al fascicolo disciplinare». Traduzione, il legale incaricato di relazionare sulla vicenda, nella fattispecie Giuseppe Vittorio Chindamo – noto avvocato penalista, a rigor di logica abituato a gestire voluminosi fascicoli – ha sostenuto che sei mesi non fossero sufficienti per esaminare tutti i documenti relativi al caso, ma allo stesso tempo di aver bisogno di ulteriori documenti per valutarlo. Dunque, niente relazione. E la sezione distrettuale di disciplina forense – presieduta dall’avvocato Luigi Cardone, con Maria Teresa Caccamo come consigliere segretario e Anna Condò e Giuseppe Iemma come consiglieri – cosa ha fatto? Ne ha preso atto e ha deliberato «con effetto immediato la sopravvenuta inefficacia della sospensione cautelare dall’esercizio della professione forense». E così due avvocati condannati in primo grado per mafia possono tornare a frequentare le aule giudiziarie, entrare e uscire dal carcere, parlare con i detenuti. Proprio loro che sono stati condannati per aver fatto da “postini” fra i vertici del clan i in carcere e gli affiliati rimasti fuori.

Alessia Candito
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  • Occhiello Il consiglio distrettuale di disciplina forense decide di non decidere sul caso dei legali coinvolti nel maxiprocesso “Rifiuti 2”. Avrebbero fatto da tramite fra i loro assistiti in carcere e gli affiliati rimasti fuori
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