Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 10 Febbraio 2018

Rischiava di essere rinviata Crotone-Atalanta, la pioggia battente ed il forte vento avevano messo a rischio la gara. Le squadre, alla fine, sono scese in campo ma il manto erboso dello “Scida” era al limite della praticabilità. Non una buona notizia per i due tecnici che alle loro squadre chiedono verticalizzazioni e possesso palla. Gli ospiti sono costretti a rinunciare al “Papu” Gomez e si affidano all’inedita coppia d’attacco Petagna-Cornelius per sfondare il muro difensivo dei pitagorici. Ad inventare alle loro spalle, il solito Ilicic. In casa Crotone, la febbre costringe Ricci in panchina e Zenga al suo posto ripropone Trotta esterno con Budimir al centro dell’attacco. Martella recupera in extremis e va in campo.
Nonostante la buona volontà dei ventidue in campo, lo partita è avara di emozioni. I calciatori faticano a mantenere l’equilibrio, la palla non scivola via come dovrebbe e questo limita giocatori tecnici come Ilicic, Benali e Cristante.
Al 20esimo Nalini prova a dare la scossa, da fuori area mette nel mirino l’incrocio dei pali della porta difesa da Berisha e di destro spara un missile che il portiere albanese devia in angolo. Al 23esimo è l’Atalanta a sfiorare il gol del vantaggio, con un calcio di punizione di Ilicic respinto da un attento Cordaz.
Nei restanti 25 minuti della prima frazione di gioco succede pochissimo. Il primo tempo si chiude sullo 0-0.
Nella ripresa, complice il netto miglioramento delle condizioni meteo e del terreno di gioco, l’Atalanta prende in mano la partita ed inizia ad affacciarsi più spesso dalle parti di Cordaz. La difesa del Crotone però contiene bene le sfuriate di Ilicic e Cristante. I padroni di casa incitati costantemente dal loro allenatore lottano su ogni pallone con un pressing costante.  L’allenatore dei calabresi conscio dell’opportunità di strappare un pari contro una delle squadre più in forma del campionato decide di rinforzare il reparto difensivo inserendo Ajeti per Barberis. Davanti però i rossoblù faticano ed allora Zenga chiede gli straordinari a Ricci che prende il posto di un esausto Trotta. L’impatto del numero 11 è devastante. La squadra si accende e trova subito il gol. A segnare è Mandragora che sfrutta una perfetta sponda di testa di Ajeti ed insacca alle spalle di Berisha. All’80esimo il Crotone sblocca la gara e si porta sull’1-0.
Gasperini si gioca il tutto per tutto e mette dentro il giovanissimo Barrow, per l’attaccante è l’esordio in Serie A. A trovare il gol del pari non è una delle tante punte in campo ma il difensore Palomino che approfitta di una corta respinta di Cordaz su un tiro in area di rigore di Masiello ed insacca a porta vuota. Primo rete in Serie A per il centrale difensivo argentino.
Ultimi dieci minuti del match decisamente entusiasmanti, dopo 80 minuti di pioggia e noia. Crotone-Atalanta si chiude con un pari che lascia l’amaro in bocca agli uomini di Zenga che avevano sperato nel colpaccio. L'Atalanta torna a casa con un punto che muove la classifica.

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  • Occhiello Partita avara di emozioni allo “Scida” sotto la pioggia battente. Succede tutto negli ultimi dieci minuti. I calabresi sbloccano il risultato all’80esimo con Mandragora, ma i bergamaschi trovano il pari con Palomino

LAMEZIA TERME Un’accoglienza da stadio quella riservata, a Lamezia Terme, a Luigi Di Maio, candidato premier del Movimento 5 Stelle. È al Sud e in Calabria che i pentastellati si giocano tutte le carte per tentare l’affondo decisivo in vista del voto. Di Maio lo sa bene ed è proprio in Calabria (prima a Lamezia Terme poi a Cosenza) che ha deciso di parlare direttamente al tessuto imprenditoriale, motore dell’economia e più sensibile alle dinamiche politiche nazionali.

«NO AGLI INCIUCI, MA NON LASCEREMO L’ITALIA NEL CAOS» Ma il suo pensiero non può che proiettarsi al 4 marzo e, soprattutto, a quello che accadrà dopo, in vista anche di eventuali alleanze: «Vi dico solo una cosa. Hanno fatto una legge elettorale per assicurare il caos e non la stabilità all’Italia. L’avevano fatta per mettersi insieme Pd e Forza Italia e fare il 51% ma ora quella percentuale non esiste più. Ora hanno capito che il vero rischio è che per governare devono passare per il Movimento 5 Stelle». Su questo punto, però, Di Maio è categorico: «Non lasceremo l’Italia nel caos ma dopo le elezioni, se il M5S sarà la prima forza del Paese come spero, faremo un appello pubblico per dire a quei signori che di poltrone non ne scambiamo perché la squadra di governo la presentiamo prima, ma se volete proporci qualche tema da approvare nella futura legislatura non ci siamo».

«BUCO? SOLO UN PROBLEMA DI CONTABILIZZAZIONE» «Qualcuno oggi ha detto che noi abbiamo una falla, un buco e che mancano dei soldi all'appello. Abbiamo fatto le verifiche - ha aggiunto Di Maio - e, probabilmente, quello che Repubblica chiama buco è solo un problema di contabilizzazione perché dai calcoli del Mef non ci sono ancora, e questo è sicuro, i bonifici di gennaio e febbraio, cioè degli ultimi mesi di restituzione». «Sono contento che tutti ci facciano le pulci. Ricordino però anche agli italiani che noi abbiamo restituito 23 milioni di euro, mentre le sanguisughe dei partiti non hanno restituito un euro. Invito quindi le sanguisughe dei partiti - ha proseguito il leader del M5S - a fare un bonifico di almeno 140mila euro a parlamentare. Anche loro così potranno contribuire a creare nuove imprese e nuovi posti di lavoro. Siamo a loro disposizione per le istruzioni, sanguisughe che non sono altro».

L’INCONTRO CON GLI IMPRENDITORI CALABRESI E poi spazio alle tematiche che interessano molto da vicino gli imprenditori calabresi: «A loro abbiamo raccontato i nostri piani di investimento, di quello che vogliamo fare per la Calabria sul piano delle infrastrutture. Vogliamo abolire un po’ di leggi perché oggi non sappiamo più quando abbiamo un problema quale sia la legge di riferimento e l’ente che vuole e può risolverlo. Non abbiamo più le coordinate per riuscire a capire la legge cosa dica. Aboliremo oltre 400 leggi inutili che stanno rendendo la vita un inferno agli imprenditori, agricoltori, pescatori e artigiani».
«La Calabria – conclude Di Maio – la difendiamo in Europa, non la difendiamo solo a Roma e in Europa non abbiamo neanche funzionari del parlamento che ci possano difendere quando si scrivono le norme contro l’agricoltura e contro le nostre aziende. Per questo dobbiamo esserci con un Governo forte e che non sia servo dei poteri forti ma a servizio dei cittadini».

ENTUSIAMO A COSENZA A Cosenza Di Maio non ha riportato solo la neve sui monti della Sila ma anche l'entusiasmo popolare. Attivisti e non lo abbracciano all'Auditorium del liceo classico Telesio e l'ingresso in sala è quasi da rock star. Cori, urla e standing ovation. Subito dopo la presentazione dei candidati in Calabria ai collegi uninominali, il candidato premier dei 5 stelle prende la parola. Lo introduce Laura Ferrara, anche se Dalila Nesci mette pepe alla platea: «Finalmente abbiamo la possibilità di scegliere un candidato del Sud».

VERSO IL VOTO «il bello di votare Movimento 5 stelle è sapere sceglierete dei candidati calabresi. Giro l'Italia da due mesi e trovo la Boschi candidata ovunque». Così inizia Di Maio il suo rally nella città di Telesio. Gli applausi arrivano anche quando non sono richiesti. I venti punti del programma elettorale i presenti lì conoscono bene ma vogliono che sia il loro leader a spiegarlo. «Siamo l'unica forza politica che fa sapere chi sarà il premier dopo il 4 marzo. Sia centrodestra che centrosinistra - dice Di Maio - ancora non sanno chi sarà il presidente del Consiglio perché contavano che con la nuova legge elettorale di tenerci fuori perché potevano arrivare al 51‰ però adesso le cose sono diverse chi vuole fare un governo deve necessariamente parlare con noi». Per Di Maio l'Italia per ripartire davvero deve necessariamente finanziare i settori in cui è più in crisi come la scuola, la sanità e la giustizia. «Peró attenzione - puntualizza - la politica non deve più avere il potere di nominare i direttori delle aziende sanitarie. Per stare ai vertici bisogna ringraziare il concorso, non la politica». I soldi? «Li abbiamo trovati e sappiamo dove andare a prenderli. Dobbiamo tagliare quello che non serve. Per esempio la Camera, ci costa 1 miliardo in un anno e in questa spesa i parlamentari si facevano rimborsare anche le cure da insolazioni». 

Michele Presta
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  • Occhiello Bagno di folla a Lamezia e a Cosenza per il candidato premier del M5S. «Il buco? Solo un problema di contabilizzazione». L’incontro con gli imprenditori: «Abbiamo illustrato i nostri piani di investimento. Aboliremo 400 leggi inutili. E dopo il voto non lasceremo l’Italia nel caos»

ROSSANO Una lite provocata da contrasti sulla reversibilità della pensione della madre, morta nei giorni scorsi. Sarebbe stata questa la causa scatenante della lite al culmine della quale un uomo di 34 anni, P.L., ha accoltellato il fratello 37enne nell'abitazione in cui i due vivono nel centro storico di Rossano. Il responsabile del ferimento è stato arrestato nell'immediatezza del fatto dai carabinieri. La vittima è stata raggiunta dalle coltellate alle gambe ed alla braccia. Il ferito ha avvertito di quanto era accaduto una sorella che abita nella vicinanze e che, a sua volta, ha chiamato i carabinieri. La persona accoltellata è stata portata in ospedale con un'ambulanza del 118. Le sue condizioni non sono gravi. Il responsabile del ferimento, su disposizione del pm di turno della Procura della Repubblica di Castrovillari, è stato portato in carcere.

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  • Occhiello Arrestato un 34enne che ha ferito in modo non grave il congiunto. Il fatto è accaduto nell’abitazione in cui i due vivono, nel centro storico di Rossano

COSENZA Hanno vivacemente manifestato, questa mattina, gli esponenti della sinistra antagonista e dei centri sociali, davanti all'Hotel San Francesco di Rende (Cosenza), dove si teneva una manifestazione di Forza Nuova, presente anche il leader Roberto Fiore. L'evento si sarebbe dovuto svolgere nel centro commerciale Marconi, a Quattromiglia di Rende, ma poi, visto che già si era radunato un grosso gruppo di antifascisti, si era scelta un'altra sede. I militanti di sinistra si sono però, a quel punto, riversati sul nuovo luogo dell'incontro, intasando le strade limitrofe. Solo qualche decina, invece, i simpatizzanti della destra. Cori e lanci di uova hanno poi concluso una convulsa mattinata, che ha visto impegnati centinaia di agenti delle forze dell'ordine.

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  • Occhiello Presidio della sinistra antagonista davanti all’Hotel San Francesco a Rende. Un centinaio i manifestanti dei centri sociali. Solo qualche decina, invece, i simpatizzanti della destra
Sabato, 10 Febbraio 2018 17:12

Ucciso un pastore pregiudicato nel Reggino

VARAPODIO Un pastore, Bruno Muratore, di 66 anni, è stato ucciso con alcuni colpi di arma da fuoco in contrada “Salvatore” di Varapodio, nel Reggino. Il cadavere di Muratore è stato trovato dai carabinieri della Compagnia di Taurianova dopo una segnalazione fatta al 112 da un cittadino. Il pastore è stato ucciso mentre si trovava nel suo ovile, non si sa ancora se in un agguato o da qualcuno con cui aveva avuto un incontro. La vittima era nota ai carabinieri per i suoi precedenti penali. Muratore, che era stato 18 anni in carcere per omicidio, era stato scarcerato solo da qualche mese. Nell'ottobre del 1996 aveva assassinato un pastore di 53 anni, Giuseppe Madafferi, indicato come esponente di primo piano della 'ndrangheta di Oppido Mamertina. Madafferi era stato ucciso con dieci colpi di fucile calibro 12 caricato a pallettoni. Madafferi, secondo gli investigatori, ricopriva un ruolo strategico nelle gerarchie mafiose di Oppido Mamertina ed era collegato alla “famiglia” Zumbò, contrapposta a quella emergente dei Bonarrigo-Gugliotta. L'omicidio di Bruno Muratore, secondo quanto ipotizzano gli investigatori, potrebbe essere collegato allo stesso contesto mafioso in cui maturò l'assassinio di Madafferi. Per questo motivo le indagini avviate dai carabinieri della Compagnia di Taurianova sono concentrate negli ambienti della 'ndrangheta della Piana di Gioia Tauro.

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  • Occhiello La vittima è il 66enne Bruno Muratore. Il cadavere è stato trovato in un ovile a Varapodio. L’uomo aveva scontato una condanna di 18 anni per omicidio. Era stato scarcerato da qualche mese
Sabato, 10 Febbraio 2018 16:58

«Scacciamo i mercanti dal tempio»

Ho appena letto una lunga dichiarazione di Paolo Praticò, fino a qualche giorno fa dirigente del dipartimento Programmazione della Regione Calabria, e sono rimasto assolutamente sbalordito quando afferma che «sarebbe ingiusto non riconoscere i progressi fatti». Io rispondo a lui e all'attuale governo regionale "presieduto" da Mario Oliverio in questo modo: ma Praticò e la giunta regionale dove vivono? Qual è lo sviluppo creato dalla spesa e dagli impegni dei fondi comunitari? Quanti posti di lavoro sono stati creati?
Ma si rendono conto questi signori che la Calabria sta diventando sempre di più "una terra per vecchi"? E che i giovani, tutti senza distinzione, laureati e non, lasciano a migliaia la Calabria per andare al Nord, fuori Italia e perfino in Australia?
Io credo che purtroppo "questi signori", lautamente pagati con soldi pubblici (quindi da noi) abbiano perso il senso della realtà, chiusi nelle loro stanze ai piani alti della Cittadella regionale. È arrivato il momento di fare piazza pulita di questi signori, che io paragono ai "mercanti del tempio "ai tempi di Cristo. È arrivato il momento di scacciare questi mercanti che tanto, tanto, tantissimo danno stanno facendo alla Calabria.

*Presidente del consorzio di bonifica Ionio Catanzarese 

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  • Occhiello di Grazioso Manno*

CATANZARO Il maltempo non ha fermato il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi che, come da impegni, nella mattinata di sabato ha incontrato i candidati e i simpatizzanti di Liberi e Uguali per le strade del quartiere Lido di Catanzaro. Già venerdì era stato a Crotone a Corigliano Calabro. Una riunione partecipata quella di Rossi a Catanzaro Lido. Accanto a lui, i candidati Nico Stumpo (proporzionale Camera Sud e Nord), Silvio Primerano (uninominale Camera collegio vibonese), Maria Antonia De Fazio (uninominale Senato) e Aldo Rosa (uninominale Camera collegio catanzarese) e il presidente della commissione regionale contro la ’ndrangheta Arturo Bova.
Al centro dell’intervento di Rossi i temi della sinistra, lavoro e immigrazione, ma anche la sanità, argomento caro al governatore, già assessore regionale al ramo in Toscana: «In questa regione deve essere superato il commissariamento, superando di fatto la logica dei tagli alla spesa in favore di quella della programmazione. In Toscana avevamo novanta ospedali: da assessore, con la riforma che abbiamo messo in atto, abbiamo costruito trentadue ospedali nuovi per tutta la regione, ma non abbiamo abbandonato i territori, anzi abbiamo riconvertito le strutture per rendere efficace ed efficiente il settore in tutta la Toscana. In Calabria, la piaga peggiore l’emigrazione sanitaria: bisogna che il nuovo governo investa sui nuovi ospedali calabresi e si faccia una vera riforma sanitaria che permetta di mettere fine all’esigenza dei calabresi di curarsi al di fuori della propria regione: i giovani medici e sanitari calabresi sono bravi, bisogna dargli fiducia e metterli nelle condizioni migliori per lavorare».
Quanto al lavoro, Rossi ha criticato le scelte del governo Renzi: «I problemi del Sud sono in modo più accentuato i problemi del resto dell'Italia. Per il problema del dissesto idrogeologico ad esempio, occorrerebbe tutti gli anni investire qualche miliardo. Questo significherebbe ridare lavoro serio a tempo indeterminato rimettendo in moto l'economia. Non è un caso che gli economisti seri dicano che se investi un euro quello che produci è di 1,5 euro, mentre se dai bonus nelle casse torna meno di quanto investi. Renzi ha scelto la strada i bonus, ha speso molti soldi, ma il Sud soffre, i giovani sono precari, la disoccupazione non regredisce e le famiglie sono in difficoltà. In questi anni, il lavoro è stato compresso e svalutato: noi siamo qui perché vogliamo riequilibrare il rapporto tra crescita e diritti».
La critica a Renzi ha aperto poi all’analisi politica nazionale. Uno dei sondaggi diffusi negli ultimi giorni sottolinea come il 45% degli intervistati vedrebbe di buon occhio un ipotetico nuovo governo in coalizione da Pd e Leu: «Se cambiano le politiche renziane… Il Pd a trazione renziana non si può trovare bene con noi. Per noi non ci sono problemi ad aprire la discussione purché si parta dal nostro programma. Mi pare invece che stia prendendo piede una ipotesi in Italia che vede larghe intese con un Berlusconi redivivo grazie alle politiche di Renzi, insieme forse, ad un Maroni che si sta preparando a fare la quinta colonna. Renzi punta a portarsi un manipolo di fedeli in Parlamento per poi agire come meglio riterrà e fare le larghe intese come crede. Ma Cos'è questo Pd? Candidati come Casini, Toccafondi, Lorenzin e qui mi dicono D'Ascola e Mancini. Un Pd talmente a destra che è irriconoscibile. Ovvio che sia una linea che punta a dare al Paese le successive larghe intese».
La chiusura, Rossi l’ha dedicata all’immigrazione, tema caldo del momento politico. E per parlarne è partito dalle parole pronunciate nei giorni scorsi dal ministro dell’Interno Marco Minniti: «La dichiarazione di Minniti secondo cui il fascismo e il nazismo sono morti mi ha fatto rabbrividire. Perché è vero che sono morti, ma lo sono perché la resistenza ha fatto sì che morissero. Non per questo, però dobbiamo abbassare la guardia: dobbiamo evitare che possano rinascere. Ad esempio, da destra ho sentito Berlusconi parlare di una vera e propria deportazione: se un ministro gestisce la problematica occupandosi solo dei flussi, pensando ad un’invasione e senza preoccuparsi di quello che questa soluzione provoca ai migranti in Libia, allora è chiaro che offre una sponda a questo tipo di dichiarazioni».

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  • Occhiello Il governatore della Toscana Rossi incontra i candidati di Leu in Calabria. Attacco al partito di Renzi: «Pronte le larghe intese con Berlusconi, nessuna alleanza con noi»
Sabato, 10 Febbraio 2018 16:19

Torna il maltempo, danni nel Catanzarese

CATANZARO Freddo pungente, pioggia e vento forte fino a 70/80 chilometri orari. È questa la situazione meteo che dalla scorsa notte si registra in Calabria, dove la neve è tornata in tutte le zone montane, lambendo anche quelle premontane. In questo contesto, con un territorio già segnato dalla violenta perturbazione dello scorso 17 gennaio, si registrano ulteriori danni soprattutto nel Catanzarese, dove i vigili del fuoco sono dovuti intervenire in diversi centri dell'area presilana. Le squadre della sede centrale, del distaccamento di Sellia Marina e del distaccamento volontari di Taverna, sono intervenute in particolare nei territori di Marcedusa, Andali e Taverna. In quest'ultimo comune, il forte vento ha determinato l'abbattimento di alberi d'alto fusto e la caduta di rami, elementi di copertura di fabbricati divelti, cartelloni pubblicitari e insegne pericolanti. Sempre a Taverna, un albero adiacente alla Chiesa della Madonna della Santa Spina si è abbattuto nel cortile di accesso. Nessun danno alla struttura, mentre sulla strada provinciale di collegamento al Villaggio Mancuso, una caduta di massi sulla sede stradale ha creato disagi alla viabilità.
Ad Andali un tetto divelto si è abbattuto sulla strada che collega il piccolo centro con quello di Cerva. L'arteria è stata chiusa al traffico dal momento che il forte vento ha reso difficoltose le operazioni di soccorso. Il distacco di alcuni cavi della rete elettrica ha creato ulteriori disagi alla popolazione della zona. Nel comune di Marcedusa, tra i centri più colpiti lo scorso 17 gennaio, la lamiera di copertura di un tetto si è staccata. La squadra della sede centrale, con il supporto di unità Speleo alpino fluviale, ha provveduto alla rimozione delle parti pericolanti e alla messa in sicurezza della zona a salvaguardia della pubblica e privata incolumità. Lo stato di allerta diffuso dalla Protezione civile ha evidenziato criticità arancione in quasi tutta la fascia ionica calabrese fino a tarda notte. 

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  • Occhiello Pioggia e vento forte in tutta la Calabria. Situazione critica nei Comuni presilani. A Taverna registrati crolli di alberi. Scoperchiato un tetto ad Andali

CATANZARO Il gip di Catanzaro, nella persona della dottoressa Paola Ciriaco, ha accolto le richieste formulate dagli avvocati Arturo Bova e Antonio Lomonaco in difesa della famiglia Occhionorelli, così ordinando la prosecuzione delle indagini.
Così è stato deciso al termine dell’udienza camerale fissata a seguito di opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro nei confronti del dottor Ciro Indolfi, responsabile del reparto Utic del Policlinico Universitario di Catanzaro, per l’omicidio colposo di Antonio Occhionorelli di Squillace, deceduto il 9 maggio 2014 nel predetto reparto.
Il gip ha così rigettato la richiesta di archiviazione del prof. Indolfi, disponendo la restituzione degli atti alla Procura, dove gli inquirenti avranno tre mesi di tempo per svolgere le ulteriori indagini.
Parallelamente, proseguono gli accertamenti per approfondire il nuovo filone di indagine aperto a seguito della denuncia formalizzata dalle persone offese nei confronti di altra dipendente dell’Azienda Mater Domini, e iscritto per l’ipotesi di reato di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
Gli avvocati Bova e Lomonaco si sono anche costituiti parti civili nel processo che inizierà il 28 maggio, davanti al Tribunale Penale di Catanzaro, a carico del cardiochirurgo Pasquale Mastroroberto nonché dei medici Pasquale Napoli, Luigi Irrera e Giuseppina Mascaro, tutti in servizio nel reparto Utic del Policlinico Universitario di Germaneto, rinviati a giudizio dal gup di Catanzaro per rispondere del presunto omicidio di Occhionorelli.

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  • Occhiello Il gip ha accolto le richieste della famiglia di Antonio Occhionorelli, morto per cause ancora da accertare nell’azienda del capoluogo. Continuano gli accertamenti a carico di un’altra dipendente
Sabato, 10 Febbraio 2018 14:34

Stige | Arresti domiciliari per Parrilla

CATANZARO Arresti domiciliari per Nicodemo Parrilla, ex presidente della Provincia di Crotone ed ex sindaco di Cirò Marina finito in carcere nel corso dell’operazione antimafia “Stige” – contro la cosca Farlo Marincola di Cirò Marina – con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso. Il tribunale del Riesame di Catanzaro, presieduto da Gaia Simonetti, dopo l’udienza camerale di martedì 6 febbraio, sabato ha rimodulato la contestazione di associazione a delinquere in concorso esterno.
Da oggi Parrilla, difeso dagli avvocati Giuseppe Aloi e Ornella Nucci, proseguirà il periodo di custodia cautelare nella sua casa di Cirò Marina. Per il resto rimane integra la ricostruzione accusatoria. Secondo l’accusa Nicodemo Parrilla «è uno dei rappresentanti della cosca in seno all’amministrazione comunale di Cirò Marina, ha goduto del proselitismo ‘ndranghetistico della cosca, divenendo sindaco del Comune di Cirò Marina, in esito alle elezioni del 2006 e del 2016. Attualmente riveste l’incarico di sindaco e di Presidente della Provincia di Crotone, quest’ultimo conseguito per il tramite delle pressioni ‘ndranghetistiche esercitate da Sestito Giuseppe e Tallarico Francesco sui Consiglieri Comunali della Provincia di Crotone, specie su quelli del Comune di Casabona. Ha sempre piegato gli incarichi elettivi appena citati per curare gli interessi della consorteria».

Alessia Truzzolillo
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  • Occhiello Il Riesame rimodula la contestazione da partecipazione a concorso esterno. L'ex presidente della Provincia di Crotone è coinvolto nel maxi procedimento contro la cosca Farao-Marincola di Cirò Marina
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