Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 12 Febbraio 2018
Lunedì, 12 Febbraio 2018 22:49

Comune di Locri, ok del Consiglio al nuovo Psc

LOCRI È stato approvato all’unanimità dal consiglio comunale l’adozione del documento definitivo del Piano strutturale comunale e del Regolamento edilizio ed urbanistico del Comune di Locri. Presente tra i banchi della maggioranza, anche l’ex assessore all’Urbanistica Eva Cappuccio che lo scorso 8 febbraio, ha rassegnato le sue dimissioni dall’esecutivo cittadino. La decisione presa qualche giorno fa dell’avvocato locrese, segue quella di aver rimesso nella mani del sindaco il 21 dicembre scorso anche la delega al Contenzioso. Tra le ragioni che hanno indotto l’esponente di giunta con delega all’Urbanistica a lasciare l’incarico, a pochi mesi dalla scadenza naturale del mandato amministrativo, «le continue divergenze di idee e intenti» che hanno contribuito a creare «un clima poco sereno all’interno dell’esecutivo». Ma le dimissioni di Eva Cappuccio non sono state affrontate nel civico consesso di lunedì pomeriggio, nei prossimi giorni infatti, sarà convocato un consiglio ad hoc.

PIANO STRUTTURALE COMUNALE L’unico punto all’ordine del giorno sul quale si è deliberato, ha riguardato il Psc (che sostituisce in toto il vecchio Piano Regolatore), un valido strumento di pianificazione territoriale ed urbanistico di cui finalmente la città di Locri si doterà, la cui assenza per diversi anni ha provocato un rallentamento dello sviluppo del territorio. Appena insediatasi, l’amministrazione Calabrese volta pagina: il Comune di Locri, in qualità di ente capofila, insieme ai Comuni di Antonimina, Canolo, Ciminà, Gerace, Portigliola e Sant’Ilario dello Ionio, decidono all’unanimità di recedere dall’intento di realizzare un Piano strutturale associato così come da convenzione sottoscritta nel lontano 2006, procedendo per conto proprio e dotandosi autonomamente, nei tempi tecnici necessari, di un proprio strumento urbanistico e abbattendo in tal senso, la lunga fase di stasi che aveva caratterizzato l’iter relativo al Psa. A relazionare su gli aspetti tecnici del Piano strutturale comunale, attuato attraverso il Regolamento edilizio ed urbanistico (strumenti propedeutici al Psc), sono stati i professionisti incaricati alla sua redazione e tra questi: gli architetti Fulvio Nasso e Giuseppe Malara e il geologo Giuseppe Mandaglio. Assenti invece l’architetto Giuseppe Lombardo e l’agronomo Paolo Panetta. Nei prossimi 60 giorni seguiranno nuovi confronti, prima di arrivare all’approvazione definitiva del Piano.
Soddisfatta per il risultato conseguito grazie al lavoro dei tecnici incaricati e al supporto del gruppo di minoranza, l’ex assessore Eva Cappuccio: «Finalmente la Città - ha esordito - potrà dotarsi di uno strumento importante per il suo rilancio urbanistico».
Nonostante la rilevanza del punto in oggetto, il capogruppo di “Impegno e Trasparenza Pd” Antonio Cavo, non ha esitato di soffermarsi sulla mancata partecipazione dei cittadini alla seduta consiliare: «Un problema - ha detto - che riguarda la politica in genere e anche in momenti come questo, l’interesse della gente verso la cosa pubblica è scarso».
Intervenuto per la maggioranza, anche il vicesindaco Raffaele Sainato: «Non sempre questo consiglio comunale - ha commentato - è stato compatto per le grandi opere, a causa degli errori del passato della vecchie amministrazioni che ci hanno preceduto. Questa amministrazione ha avuto coraggio di ripartire e portare a termine questa operazione. Lo dico con orgoglio perché abbiamo lavorato non solo sul piano politico e non abbiamo posto nessun vincolo, abbiamo chiesto il bene della città. E volevamo farlo prima della scadenza del nostro mandato».
Conclusioni affidate al primo cittadino Giovanni Calabrese che ha parlato di un momento storico per la città, dopo un lungo percorso travagliato iniziato nel 2004 e conclusosi quest’anno. «Il Psc - ha chiosato il sindaco - era uno di quegli obiettivi che ci eravamo prefissati in campagna elettorale. Inizia così un nuovo percorso di condivisione con i tecnici e con i cittadini, anzi ci spiace che oggi siano assenti e forse è colpa nostra per non aver saputo spiegare l’importanza di questo strumento urbanistico».

 

Francesca Cusumano
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  • Occhiello Voto unanime anche per il documento definitivo del Regolamento edilizio ed urbano. La soddisfazione del sindaco Calabrese: «Era una delle promesse fatte in campagna elettorale». Presente anche l'ex assessore Cappuccio, le cui dimissioni saranno discusse in una convocazione ad hoc

REGGIO CALABRIA A sua insaputa era iscritto alla P2, non sa dire come mai subito dopo aver conosciuto Gelli sia stato eletto con il doppio dei voti, ricorda l’esatta disposizione degli ospiti ad una cena, ma ha totalmente resettato due telefonate con argomento Dell’Utri. Ex deputato della Democrazia Cristiana prima di essere espulso dal partito perché massone e piduista, Emo Danesi – 83 anni suonati e un invidiabile aplomb – non sembra per nulla turbato dalla convocazione come testimone al processo che vede imputato l’ex ministro Claudio Scajola, insieme alla moglie di Amedeo Matacena, Chiara Rizzo, e al factotum e alla segretaria dei due, Martino Politi e Maria Grazia Fiordelisi, tutti accusati a vario titolo di aver aiutato Matacena a sfuggire ad una condanna definitiva per concorso esterno e ad occultare il suo immenso patrimonio.

PRESENZA COSTANTE Impeccabile vestito grigio, entra con piglio sicuro nell’aula 12 del Cedir e si accomoda come se fosse nel salotto di casa sua. Da lui, il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo e le difese vogliono una spiegazione – possibilmente plausibile – della sua presenza nel corso di una serie di incontri e cene, durante le quali – sospettano gli inquirenti – potrebbe essere stata discussa l’ipotesi di “trasferire” il latitante Matacena in Libano, dove avrebbe potuto godere persino di documenti e piena operatività. Questo era quanto assicurato da Vincenzo Speziali, omonimo nipote dell’ex senatore del Pdl, parente acquisito dell’ex presidente del Libano, Amin Gemayel, e aspirante parlamentare, che dopo una prolungata latitanza, ha patteggiato un anno di pena. Una vecchia conoscenza per Danesi, che tuttavia sembra tenerci non poco a ridimensionare i propri rapporti con lui. Passati e presenti.

«NON CHIAMARMI PIÙ» «Lo dico subito. Circa dieci giorni fa Speziali mi ha chiamato. Mi ha detto di essere a Forte dei marmi, dove si stava riposando. Mi ha detto “sai quella storia, si è chiuso tutto”. Io gli ho detto che per me no, che il 12 sarei stato convocato qui e di non chiamarmi più. Lo dico ora, perché non si dica che ci siamo messi d’accordo, eh» afferma quasi tutto d’un fiato. Anche in relazione al passato però sembra tenerci a prendere le distanze.

RAPPORTI DATATI «Speziali l’ho conosciuto diversi anni fa. Ero con un vecchio amico, l’avvocato Franco Procopio», legale romano con il pallino della politica, «era amministratore di un giornaletto finanziato dalla presidenza del consiglio dei ministri – spiega – in orbita Dc». Da allora, Speziali jr lo avrebbe contattato spesso in occasione delle sue visite romane e lo avrebbe anche invitato in Calabria, per accompagnare l’allora segretario Udc, Lorenzo Cesa, invitato per un paio di incontri elettorali. «È lì che ho conosciuto il padre di Speziali, Giuseppe, che poi ho incontrato a Roma. Lì mi ha detto delle ambizioni politiche del figlio, ma ha aggiunto “è un matto”».

I CONTATTI LIBANESI Non esattamente delle ottime referenze, che tuttavia non sembrano aver impedito a Danesi di contattare proprio Speziali jr quando si è trovato a gestire grandi affari in Libano, o almeno a tentare di metterli in piedi. «I libanesi volevano costruire questa autostrada e Speziali jr si vantava di avere entrature tali da poter mandare avanti il progetto». E sebbene poi l’affare sia sfumato, proprio grazie a Speziali – ricorda - è riuscito ad incontrare il presidente della Repubblica e del Consiglio, come anche «l’amico di famiglia» Robert Sursock, figlio di una potente dinastia egiziano-libanese che sulla finanza ha costruito un impero, per anni presidente di Gazprom bank, interessato con le aziende di famiglia in una serie di affari che tirano in ballo anche Stefano Ricucci e Sergio Billè, soggetto con cui Speziali jr era in rapporti.

CENE STRATEGICHE? Incontri e rapporti che l’imprenditore di origine catanzarese dovrà spiegare quando sarà chiamato a testimoniare, come – forse – sarà chiamato a chiarire che ruolo avesse in una misteriosa banca. «Non ricordo dove fosse – dice Danesi – sicuramente non a Roma, forse in alta Italia. Mi ha detto che era nel cda». Di certo, Speziali di incontri e contatti ne aveva. Ha incontrato, o meglio avrebbe dovuto incontrare Silvio Berlusconi insieme a Gemayel, il quale avrebbe dovuto – a suo dire – spendersi pechè il nipote acquisito «fosse nominato, e sottolineo nominato – dice Danesi – candidato». L’ex parlamentare Dc lo sa , perché – racconta - «quell’incontro poi è saltato e sono venuti a cena a casa mia». Argomento di discussione, «la politica in generale». E sempre di temi generali si sarebbe discusso quando Danesi è stato invitato a casa di Giuseppe Pizza, padre padrone del simbolo della Dci dopo una lunga battaglia legale e signore di uno dei “salotti” più frequentati e più influenti di Roma.

DA EPIFANI A GEMAYEL, PASSANDO PER LA INTRIERI Non a caso, quella sera a precipitarsi a tavola dopo una lunga, tesa e faticosa giornata è stato Guglielmo Epifani, proprio quel giorno eletto segretario del Pd. «Magari ci teneva a conoscere Gemayel» dice con noncuranza Danesi. Lui invece – afferma - sarebbe stato invitato «perché avevano piacere ad avermi fra gli ospiti» sebbene non fosse all’epoca e non sia oggi in grado di parlare francese, unica lingua franca a quella tavolata. Allo stesso modo, non sa dire come mai sia stato invitato da Speziali prima a pranzo con l’ex deputata Marilina Intrieri, quindi ad un incontro dei due con Claudio Scajola. «Ma io sono rimasto fuori» specifica.

MEMORIA A SINGHIOZZO Di quel pomeriggio ricorda ogni dettaglio, inclusa la disponibilità di voti da pescare tra cliniche e centri lombardi della Intrieri, come della serata a casa Pizza, Danesi rammenta persino, in modo quasi fotografico, la disposizione dei commensali a tavola. Tuttavia la medesima prodigiosa memoria non lo assiste né riguardo ai temi di conversazione, né quando il procuratore aggiunto Lombardo gli chiede conto delle due telefonate – intercettate e registrate – durante le quali lui e Speziali si sono intrattenuti a discutere della latitanza di Dell’Utri in Libano.

AFFILIATO A MIA INSAPUTA Altrettanto distratto deve essere stato Danesi all’epoca del suo incontro con Licio Gelli, gran tessitore delle trame italiane ed eminenza grigia della loggia eversiva P2, cui l’ex deputato Dc è risultato iscritto. Senza saperlo o rendersene conto, afferma. «Purtroppo per lei, l’affiliazione avveniva per tessere e la sua – gli ricorda il procuratore Lombardo – è la 1916». Ma Danesi insiste, se è stato affiliato lo è stato a sua insaputa. E magari a sua insaputa e senza che lui chiedesse nulla – dice – qualcuno ha lavorato per duplicare i suoi voti.

PARLAMENTARI DI BUONA VOLONTÀ Del tutto casuale e da lui non cercato, aggiunge poi, sarebbe stato l’incontro con Gelli, propiziato da «un certo Giuntiglia» che avrebbe contattato Danesi per conto di Gelli e fissato un appuntamento. Ma il Gran Maestro sarebbe arrivato tardi perché impegnato – gli avrebbe riferito “l’ambasciatore” di Gelli - «è con Andreotti». Solo dopo qualche ora ci sarebbe stato l’incontro fissato, durante il quale – a detta di Danesi - «Gelli mi disse: “Avremmo bisogno di giovani parlamentari che ci danno fiducia”. E io gli risposi “sono un giovane parlamentare, sono qui. Se avete bisogno di qualcosa, mi chiami. Fine”».

DANESI L’INGENUO Stando al suo racconto, il Gran Maestro si sarebbe appalesato nuovamente nel ’79, durante la campagna per le politiche, offrendo il proprio appoggio e i propri servigi. Ma neanche allora, quando Danesi era un pezzo da novanta della Democrazia cristiana, uomo di fiducia del ministro dell’allora ministro dell’Industria Bisaglia e con ampi margini di influenza su governo e imprese di Stato – afferma – sarebbe stato consapevole del potere di Gelli. Il quale – afferma l’ex deputato della Dci – si sarebbe spontaneamente offerto di dargli una mano, convocando una vera e propria riunione di pezzi grossi dell’Arma, della Marina e della Guardia di finanza e della magistratura, che si sarebbero poi tutti presentati all’appuntamento elettorale fissato.

A DISPOSIZIONE «Arrivo al ristorante e sembrava ci fosse una manifestazione. Dentro c’erano tutti signori in borghese. Uno si qualificò come capo di un ufficio della Marina. C’erano soggetti di vertice di varie istituzioni. Non si parlò mai di massoneria o di roba del genere. Mi dissero: “Noi siamo qui, ci dica dove dobbiamo mandare i nostri collaboratori a prendere i vostri santini”». Una disponibilità – ammette Danesi – che forse qualche beneficio gliel’ha portato. «Non so se per merito loro o per bravura mia, rispetto ai voti che avevo preso la prima volta che ero arrivato secondo, arrivai primo raddoppiando le preferenze». Però insiste, lui alla P2 non sarebbe mai stato consapevole di essere iscritto. Al massimo, qualcuno lo ha affiliato. A sua insaputa.

Alessia Candito
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  • Occhiello Sul banco dei testimoni nel processo Scajola, l'ex deputato Dc espulso dal partito perchè massone. Che scarica Speziali jr, ma glissa su incontri e cene "di interesse investigativo"

RENDE Un gruppo di cinque ragazzi arriva all’incrocio di via Malta a Santo Stefano di Rende dove la strada è chiusa al traffico con del nastro segnaletico. Un carabiniere gli si fa incontro. «Siamo colleghi di lavoro di Cristiana, volevamo solo capire se tutto quello che stiamo leggendo è vero». L’uomo in divisa fa solo un cenno di capo. Lo sgomento e gli occhi gonfi di lacrime dei ragazzi riepilogano perfettamente lo stato d’animo di chi conosceva la famiglia Giordano. I cadaveri del capo famiglia Salvatore, della moglie Francesca Vilardi (conosciuta come Franca) del figlio Giovanni e di Cristiana, la maggiore dei due, sono nella casa dove hanno trascorso fino alle 4 circa di ieri notte tutta la loro esistenza come famiglia. Tre si trovano nel corridoio d’ingresso quello di Giovanni nella sua cameretta. Ad avvisare i militari della compagnia di Rende i familiari preoccupati dal silenzio cupo che arrivava dalla villetta nella zona residenziale della cittadina universitaria. Alle 14 i vigili del fuoco aprono la porta, poi lasciano il lavoro agli inquirenti. Inizia la lunga fase delle indagini, ancora in corso, e la prima ipotesi è quella dell’omicidio-suicidio. Ipotesi poi confermata nella serata.

LA DINAMICA Quattro cadaveri, due pistole, sei proiettili e un pugnale. Il sangue e la posizione dei corpi. Su questi elementi iniziano le lunghe indagini dei carabinieri della scientifica che hanno anche il compito di ricostruire la dinamica balistica, insieme a loro il medico legale. Questa sarebbe la prima ricostruzione: Salvatore Giordano avrebbe preso le due pistole che il padre Giovanni deteneva legalmente in casa sua. Due pistole, una calibro 765 e l'altra 357, per essere sicuro che i proiettili potessero bastare. Poi, arrivato nella sua abitazione, ha fatto fuoco. Alle due donne ha anche inflitto delle coltellate, infine ha rivolto l’arma contro se stesso e si è sparato in bocca. I genitori, anziani e malati, hanno detto di aver sentito dei rumori ma complice lo stato di salute cagionevole e l’orario non vi hanno dato troppa importanza. I militari dell’arma coordinati dal Procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo stanno però ancora lavorando a raccogliere gli elementi utili a chiarire il motivo del perché l’uomo abbia agito in modo così efferato e violento. I familiari sono increduli e turbati da tutto quello che sta accadendo.

IL MUSICHIERE La famiglia Giordano era molto conosciuta a Cosenza. Il padre Giovanni era titolare di due negozi di musica. La tradizione di “Giordano il musichiere” è continuata anche dai figli che però complice la crisi del settore discografico hanno negli aperto il mercato anche alla telefonia mobile. Salvatore Giordano lavorava in un centro nei pressi dell’autolinee. In questo momento al negozio i carabinieri hanno posto i sigilli. È la prassi a imporlo, si stanno esaminando tutte le scritture contabili e i documenti societari per cercare una pista da seguire e dare un perché al folle gesto. «Erano delle persone per bene - dice uno dei cugini e loro vicino di casa - non hanno mai avuto dei problemi». È scioccato dall’evento, dalla presenza degli estranei che d’improvviso sono entrati nella sua vita, viene circondato come un caldo focolaio nel freddo di febbraio. Fila dritto il parroco che giunge alla villetta per l’estrema unzione. I colleghi di Cristiana se ne ritornano con il cellulare in mano e la foto di una serata trascorsa in compagnia. Domenica alle 21.30 il suo ultimo turno al call center dell’Europe Assistance, poi l’arrivo a casa e la morte.

 

Michele Presta
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  • Occhiello Salvatore Giordano si sarebbe servito di due pistole, detenute legalmente in casa dall'anziano padre. Alle due donne ha inflitto anche delle coltellate. Sei i proiettili utilizzati, di cui uno utilizzato per spararsi in bocca. Ancora ignoti i motivi che hanno spinto l'uomo al gesto estremo

COSENZA «Il dipartimento Urbanistico e Governo del territorio della Regione Calabria faccia i necessari accertamenti e si opponga alle variazioni strutturali e funzionali del progetto riguardante Piazza Bilotti». È quanto chiedono i consiglieri comunali Carlo Guccione, Biancamaria Rende, Alessandra Mauro ed Enrico Morcavallo.
Nel 2010 fu stipulata una convenzione tra la Regione Calabria (Dipartimento Urbanistica e Governo del territorio) e i Comuni di Cosenza e Rende, finalizzata all’attuazione dei Progetti integrati di sviluppo urbano (Psu) previsti dal Por Calabria Fesr 2007-2013. Tra le opere incluse nella Convenzione (e relativo Addendum) successivamente fu inserita – viene specificato nella lettera inviata dai consiglieri al dipartimento della Regione Calabria - la riqualificazione e rifunzionalizzazione ricreativo-culturale di piazza C. Bilotti, con la realizzazione di un parcheggio multipiano interrato, di un’area musicale nonché di un’area polifunzionale.
Alla luce delle modifiche apportate dalla giunta comunale di Cosenza con la delibera numero 149 del 15 novembre 2017 - che ha stabilito nell’ambito delle aree della pubblica struttura di Piazza Bilotti uno spazio di circa 500 metri quadri per aprire un noto fast food - i consiglieri comunali dell’opposizione invitano «il dipartimento Urbanistica della Regione Calabria, effettuati i necessari accertamenti, ad opporsi a variazioni del progetto che determinano uno snaturamento o comunque una diminuita fruizione pubblica dello stesso, ma soprattutto che possano comportare la revoca dei finanziamenti concessi, revoca che arrecherebbe un gravissimo danno a tutti gli Enti coinvolti nonché, di riflesso, ai cittadini».
«Modifiche fatte in modo arbitrario – sottolineano i consiglieri Guccione, Rende, Mauro, Morcavallo –. L’Addendum alla convenzione prevede espressamente che “ogni variazione deve essere approvata dai soggetti sottoscrittori dell’Addendum”. Queste variazioni strutturali e funzionali del progetto così come finanziato, rischiano ora anche la revoca delle risorse concesse».

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  • Occhiello I consiglieri comunali di opposizione: «Con la concessione a privati si rischia la revoca dei finanziamenti europei»

LAMEZIA TERME Chiuse le indagini per 22 persone nell’ambito dell’inchiesta “Eumenidi”, che ad aprile 2017 portò agli arresti i vertici della Sacal, società che gestisce l’aeroporto di Lamezia Terme. Le accuse, vario titolo, per i 22 indagati – si apprende nella chiusura indagini vergata dal procuratore capo di Lamezia Terme Salvatore Curcio e dai sostituti Marta Agostini e Giulia Maria Scavello – sono di peculato, abuso d’ufficio, diverse ipotesi di concussione e falso. Ai nomi noti si aggiunge quello di Paolo Mascaro, ex sindaco di Lamezia Terme, comune sciolto per infiltrazione mafiosa a novembre scorso.
L’accusa nei confronti di Mascaro è di abuso d’ufficio in concorso con Massimo Colosimo, ex presidente Sacal, l’imprenditore Floriano Noto, Pierluigi Mancuso, ex direttore generale, ed Emanuele Ionà, ex componete del cda della Sacal, perché «in concorso morale e materiale fra di loro, nelle rispettive qualità di pubblici ufficiali ed incaricati di pubblico servizio» violavano la delibera 104 del 27 luglio 2015 secondo la quale all’articolo 2 il consiglio comunale fissava i criteri per la nomina del rappresentate del comune in seno ad altri enti tra i quali la Sacal «ed omettevano di astenersi in presenza di un proprio interesse». Secondo l’accusa gli indagati si sarebbero accordati affinché Paolo Mascaro indicasse Emanuele Ionà «suo amico personale di vecchia data», quale rappresentante del Comune nel cda della società aeroportuale, pur non possedendo questi i requisiti previsti dalla delibera 104, all’articolo 2. Lo scopo sarebbe stato quello di pilotare il voto di Ionà per confermare, tra le altre cose, Mancuso quale dg della Sacal. In particolare Noto e Colosimo facevano pressioni perché si accelerasse la nomina di Ionà.

PIÙ STUPIDI SONO… In una intercettazione effettuato dai militari della Guardia di finanza di Lamezia Terme a giugno 2015 Colosimo e Noto parlano proprio della nomina di Emanuele Ionà.
Colosimo: …e gli altri nominano a coso di nuovo, a Ionà, che per certi versi… per noi è meglio
Noto: Eh sì lui è compare di coso, di Mascaro
Colosimo: Eh sì per noi va bene, che più stupidi sono…
Noto: Sì ma poi alla fine è una persona che si mette a disposizione con noi… l’altro invece è pericoloso (si riferiscono ad Arena, all’epoca componente del cda per conto del Comune).

GLI INDAGATI Sono 22 gli indagati nel procedimento Eumenidi: Massimo Colosimo; Massimo Colosimo 52 anni di Catanzaro; Ester Michienzi 46 anni di Catanzaro; Pierluigi Mancuso 61 anni di Catanzaro; Sabrina Mileto 47 anni di Pizzo; Angela Astorino 59 anni di San Pietro a Maida; Luigi Silipo 64 anni di Catanzaro; Giuseppe Gatto 57 anni di Catanzaro; Floriano Noto 59 anni di Catanzaro; Giuseppe Vincenzo Mancuso 44 anni di Lamezia Terme; Vincenzo Bruno 58 anni di Vallefiorita; Giuseppe Mancini 65 anni di Catanzaro; Floriano Siniscalco 47 anni di Girifalco; Emanuele Ionà 39 anni di Lamezia Terme; Francesco Buffone 50 anni di Lamezia Terme; Bruno Vincenzo Scalzo 49 anni di Conflenti; Gianpaolo Bevilacqua 49 anni di Lamezia Terme; Marcello Mendicino 54 anni di Falerna; Roberto Mignucci 62 anni di Roma; Pasquale Clericò 67 anni di Montepaone; Ferdinando Saracco 52 anni di Catanzaro; Pasquale Torquato, 59 anni di San Mango D’Aquino; Paolo Mascaro, 55 anni, di Lamezia Terme.

Alessia Truzzolillo
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  • Occhiello Contestati i reati di peculato e falso. L'ex sindaco di Lamezia deve rispondere di abuso d'ufficio in concorso con il già presidente Colosimo. Avrebbero violato la delibera che stabiliva i criteri per la nomina di un rappresentante del Comune nel cda

CATANZARO «L’attuale giunta regionale, fin dal suo insediamento, ha dato un significativo impulso al processo di riorganizzazione del servizio idrico integrato, che registrava una situazione di stallo fin dall’approvazione della legge regionale 34/2010». È quanto si legge in una nota dell’ufficio stampa della giunta regionale. «Con quel provvedimento – spiega la nota –, l’amministrazione Scopelliti aveva cancellato gli Ato provinciali disegnando un ambito unico coincidente con l’intero territorio regionale nel cui contesto organizzare il servizio. Da allora, però, nessun passo avanti era stato fatto: né per l’approvazione della necessaria legge di settore, né in termini di contributi ai Comuni per il segmento del ciclo attivo dell’acqua (nonostante le reti distributive calabresi registrino perdite superiori al 60%). Con l’attuale amministrazione regionale l’atteggiamento è cambiato. È stata approvata la legge regionale 18/2017: un provvedimento che rivoluziona l’organizzazione del settore individuando nell’Autorità Idrica della Calabria, soggetto rappresentativo dei comuni, l’ente cui compete l’organizzazione e la gestione del servizio idrico».
Il comunicato stampa riepiloga i principali finanziamenti stanziati: «Con il Patto per lo sviluppo della Calabria - nel 2016 prima e da ultimo nel mese di gennaio 2018 - sono state allocate significative risorse per adeguare importanti adduttori regionali nonché le reti comunali limitando, conseguentemente, le perdite idriche. Per quanto riguarda le condotte adduttrici, sono stati finanziati interventi decisivi sull’acquedotto Abatemarco, per un valore di 10 milioni di euro e per la risoluzione delle criticità della città di Catanzaro con ulteriori 16,5 milioni. Per entrambi gli schemi idrici, le competenti Prefetture hanno sollecitato nel 2017 urgenti misure per la risoluzione delle criticità esistenti. Sull’Abatemarco si interverrà sulla condotta principale con i lavori di sistemazione della galleria di valico della Mula e la messa a sistema di tutto lo schema idrico, oltre all’ingegnerizzazione delle reti per tutti i comuni serviti dall’Acquedotto. Con riferimento alla città di Catanzaro, sono stati finanziati 3,790 milioni per la messa in sicurezza delle vasche di modulazione di Magisano; 2,687 milioni per la riattivazione del campo pozzi Alli Nord, che rappresenta un approvvigionamento alternativo nel caso di rottura della condotta principale; 6 milioni per la condotta principale che dalle vasche di Magisano arrivano all’impianto di potabilizzazione di Santa Domenica e 4 milioni per la frazione di Catanzaro Lido».
Per quanto riguarda, invece, le reti distributive comunali si è intervenuti sull’ingegnerizzazione delle reti idriche urbane. Sulla scia di quanto fatto per i Comuni Capoluogo, che registrano lavori in avanzamento (Reggio Calabria e Cosenza), contratti stipulati (Catanzaro) e/o stipulandi (Vibo e Crotone), si è intervenuti sulle reti dei centri superiori a 5mila abitanti, che presentano i maggiori volumi di risorsa idrica persa fino alla copertura del 50% dell’intera popolazione regionale (volumi accertati dall’Istat nel 2011, ultimo dato disponibile al momento della redazione dello studio di fattibilità nel 2013).
I Comuni interessati sono stati informati la scorsa settimana con una nota a firma dell’assessore alle infrastrutture Roberto Musmanno e del dirigente generale Domenico Pallaria.
«Si tratta di interventi – si legge ancora nella nota – che contemplano sia lo studio delle reti di distribuzione idrica urbana sia le conseguenti lavorazioni di carattere strutturale (riparazione delle perdite individuate e distrettualizzazione delle reti). Sarà svolta anche una attività di censimento delle utenze che consentirà di incidere sulla quota di perdite amministrative, con l’individuazione delle utenze abusive, l’installazione di nuovi contatori o la sostituzione di quelli non funzionanti. Gli interventi saranno attuati dal settore regionale competente in stretto coordinamento con i Comuni interessati. L’investimento complessivo, tenuto conto dei ribassi conseguiti sui comuni capoluogo (finanziati su fondi Por Calabria 2014-2020) e della rimodulazione ultima del Patto per la Calabria, ammonta a 95,043 milioni di euro». 

I Comuni interessati sono:
Provincia di Cosenza: comuni di Corigliano Calabro, Rende, Rossano, Castrovillari, Acri, Cassano all’Ionio, San Giovanni in Fiore, Amantea, Cetraro, Scalea, Paola, Montalto Uffugo, Bisignano, Castrolibero, Luzzi, Crosia. Nella Provincia di Cosenza sono interessati inoltre tutti i Comuni serviti dall’acquedotto Abatemarco, in virtù di uno specifico protocollo sottoscritto con la Prefettura di Cosenza.
Provincia di Catanzaro: comuni di Lamezia Terme, Sellia Marina, Soverato, Borgia;
Provincia di Crotone: comuni di Cirò Marina e Isola Capo Rizzuto;
Provincia di Reggio Calabria: comuni di Taurianova, Siderno, Palmi, Gioia Tauro, Villa San Giovanni e Rosarno
Provincia di Vibo Valentia: comuni di Tropea, Pizzo, Nicotera, Mileto, Serra San Bruno, Filadelfia, Ricadi e Rombiolo.
Inoltre, l’amministrazione regionale intende procedere alla ricerca perdite su tutto il territorio regionale, avvalendosi di tecnologie satellitari, i cui tempi di restituzione (verifica e localizzazione fisica) sono particolarmente brevi (circa 8 mesi). L’obiettivo è fornire l’esatta localizzazione delle perdite di rete e, conseguentemente, mettere tutti i Comuni calabresi (e la Sorical per quanto riguarda la grande adduzione) nelle condizioni di intervenire con riparazioni puntuali e mirate. L’investimento complessivo è di 12,917 milioni. 

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  • Occhiello La Regione annuncia nuovi investimenti per le reti idriche. «Entro otto mesi Comuni e Sorical potranno intervenire con riparazioni mirate». L’elenco delle amministrazioni interessate

 

MILANO Dopo gli affollati appuntamenti in programma alla Bit promossi dalla Regione Calabria, in cui è stato fatto il punto delle azioni e delle strategie messe in campo per rafforzare la Destinazione turistica della Calabria e sono stati illustrati gli ulteriori obiettivi da raggiungere, si è svolta in mattinata la conferenza stampa sul tema dello sviluppo del turismo lento in Calabria attraverso la pratica dei cammini, con la presentazione della guida Touring Club “Cammini di Calabria-Walking in Calabria.
Con interventi molto significativi, i relatori - Giuseppe Luzzi, Direttore F.F. del Parco Nazionale della Sila, Mimmo Pappaterra, presidente del Parco Nazionale del Pollino, Giuseppe Bombino, presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte, Giovanni Bastianelli, dirigente settore Turismo-Mibact, Giulio Lattanzi, amministratore delegato Touring editore, il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio che ha concluso i lavori - hanno sottolineato nel complesso l’attualità del percorso intrapreso dalla Calabria attraverso le sue Istituzioni, teso a incentivare e promuovere forme di turismo sostenibile.
Come è stato da più parti evidenziato, natura, sostenibilità e benessere, intercettano non soltanto il target delle famiglie, ma anche quello dei giovani.
Allo stesso modo il turismo lento, lanciato nel 2016, Anno dei cammini, ha nella Calabria la sua più naturale destinazione. A partire dal 2016, infatti, con la proclamazione dell’anno dei Cammini, il Mibact ha dato rilevante attenzione alla percorribilità lenta del territorio italiano, nell’ambito del turismo sostenibile e della valorizzazione del nostro patrimonio culturale, ambientale, antropologico.
La Regione Calabria, su impulso del presidente Oliverio ha, da subito, avviato una serie di azioni per consolidare esperienze sparse sul territorio, svilupparne di nuove, e cercare di costruire una strategia complessiva di promozione. Grazie alla interlocuzione tra Regione e Ministero, due cammini calabresi, in possesso di tutti i requisiti di sicurezza e fruibilità, sono entrati a far parte nella primissima versione dell’Atlante Nazionale dei Cammini Italiani, varato nel novembre 2017. Si tratta, in particolare, del Sentiero del Brigante (da Gambarie d’Aspromonte a Serra San Bruno e Stilo) e il Cammino di Francesco di Paola (da San Marco Argentano a Paola e Paterno Calabro).
Questi due cammini, costituiscono parte dell’oggetto anche della guida del Touring Editore, che la Regione Calabria ha voluto realizzare, all’interno di una collana prestigiosa, che include i grandi itinerari italiani ed europei, percorribili a piedi. Oltre al Sentiero del Brigante e al Cammino di San Francesco di Paola, per la guida calabrese, il Touring ha selezionato il Cammino di Gioacchino e il Sentiero dell’Inglese.
Di tutti questi cammini, Touring Club Italiano con Regione Calabria mettono a disposizione una guida-taccuino per il viaggio in lingua italiana (Cammini di Calabria) una versione in lingua inglese (Walking in Calabria), curate dagli esperti Fabrizio Ardito e Natalino Russo, disponibile in libreria da fine marzo. Nella guida sono reperibili tutte le informazioni tecniche e pratiche per la percorrenza degli itinerari, l’ospitalità sul territorio, la descrizione storico-culturale e ambientale dei cammini segnalati.
E nella seconda parte della guida un taccuino per il viaggiatori offre la possibilità di annotare le impressioni di viaggio, come un vero e proprio diario che rimanga strumento della memoria.
La Regione Calabria, attualmente, è al lavoro per consentire che altri cammini, da quello Mariano del Pollino, lungo e articolato, a quelli “gioachimita” e dell’Inglese siano riconosciuti nella prossima versione dell’Atlante nazionale dei Cammini e quindi per il raggiungimento degli standard e dei requisiti indispensabili. Con il ministero dei Beni culturali e del Turismo, e altre quattro regioni meridionali, la Regione Calabria, inoltre, ha costruito il progetto interregionale South Cultural Routes, le strade culturali del Sud Italia, con l’obiettivo di promuovere i cammini e il turismo lento all’estero e in Italia, attraverso gli strumenti della comunicazione, con iniziative mirate e la partecipazione ad eventi internazionali del settore.
Come ha sottolineato il presidente della Regione Calabria in conclusione, le azioni di promozione turistica e culturale dei cammini si affiancano a tutte le iniziative fondamentali che la Regione Calabria ha messo in campo, negli ultimi anni, per valorizzare nel modo migliore la grande ricchezza dei suoi parchi nazionali, regionali, riserve e aree marine protette. Un patrimonio naturalistico incommensurabile, di cui, i tre parchi nazionali, Pollino, Sila, Aspromonte, costituiscono il maggior vanto. In Calabria, infatti, si registra la più elevata superficie protetta rispetto al territorio regionale, segno di quanto sia una terra con grande potenzialità per il turismo legato alla scoperta della natura e quindi anche alla percorribilità lenta (a piedi, in bici, a cavallo…).
In questo senso, gli interventi sulla sentieristica e la progettazione delle ciclovie tra i parchi, lungo tutto il territorio regionale, sono preziose occasioni di adeguamento a standard qualitativi elevati per l’offerta turistica sulla mobilità lenta, in una regione fortemente vocata a forme di attraversamento e visita che consentano di riconciliarsi con la natura e scoprire tesori inaspettati, di luoghi, riti e tradizioni, date proprio la conformazione del territorio e la presenza millenaria delle popolazioni, alternatesi tra la costa e l’interno, in buona parte incontaminato.
La conferenza si è conclusa con un invito da parte del presidente Oliverio a fare rete, a livello istituzionale tra le regioni del Mezzogiorno, a creare e a portare avanti progetti condivisi, anche cogliendo le opportunità offerte dalla nomina della città di Matera a Capitale europea della cultura 2019.  

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  • Occhiello Al Bit di Milano sono stati illustrati gli obiettivi da raggiungere attraverso i cammini. Il presidente Oliverio: «Un patrimonio naturalistico incommensurabile di cui Pollino, Sila e Aspromonte costituiscono il maggior vanto»

COSENZA «Tutte le classifiche mondiali sulla Calabria pongono al primo posto come luogo da visitare l’Arcomagno di San Nicola Arcella. Un arco di roccia sospeso sul mare che incornicia un’acqua spettacolare tanto da sembrare di vivere in un film. Bene, quel luogo, se qualcuno volesse visitarlo via terra attraverso il suo suggestivo sentiero, non può farlo perché la brava sindaca, Barbara Mele, è stata costretta a reiterare ordinanza di chiusura ai visitatori per pericolo caduta massi». È quanto dichiara il consigliere regionale del Pd Giuseppe Aieta.
«Sempre la stessa sindaca – continua – da anni combatte la sua battaglia perché la Regione Calabria tuteli il luogo simbolo della bellezza, intervenendo per mettere in sicurezza quel luogo. Cosicché, dopo reiterati viaggi a Catanzaro insieme alla sindaca, il 31 luglio scorso ci veniva comunicato il finanziamento di 340mila euro, deliberato dalla giunta regionale e inserito nel Piano del dissesto idrogeologico. Sono passati 6 mesi e ad oggi, sempre la stessa sindaca non ha in mano la convenzione per iniziare i lavori».
«Eppure – prosegue Aieta – le immagini dell’Arcomagno spopolano sul web, le utilizziamo alla Bit di Milano, le pubblichiamo sulle riviste Ryanair (sì, quelle che Selvaggia Lucarelli ha definito roba da peracottari), le utilizziamo per dire al mondo che la bellezza è qui. Per tutti questi motivi – conclude – ho formulato al presidente della giunta regionale apposita interrogazione per conoscere le responsabilità di questi ritardi e quali iniziative voglia assumere per tutelare l’immagine di questo luogo simbolo di bellezza e attrattore turistico inestimabile. Insomma, come dire che il Paradiso è in Calabria ma senza angeli».

 

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  • Occhiello Il consigliere regionale del Pd presenta un'interrogazione al governatore. La sindaca di San Nicola Arcella non può iniziare i lavori perché manca la convenzione per il finanziamento di 340mila euro. «Si accertino le responsabilità»

 

MESSINA Corriere della cocaina e dell'eroina arrestato dai carabinieri del Nucleo Radiomobile di Messina. In manette il 28enne incensurato di Meliccuccà (Reggio Calabria), Pietro Modaffari, dipendente di un'azienda agricola che commercializza formaggi e altri alimenti. Il giovane era sbarcato a Messina alla rada San Francesco, a bordo del suo autocarro tentando di confondersi tra i pendolari che ogni giorno attraversano lo stretto per questioni di lavoro sperando cosi' di non destare sospetti. L'uomo però è incappato in un posto di controllo dei carabinieri, i quali, notando il suo nervosismo, hanno deciso di ispezionare anche il retro del furgone. Sotto un pezzo di meccanico, il cambio di un camion c'era un doppiofondo con dentro quasi tre chili e mezzo di cocaina e due chili e mezzo di eroina. Il valore commerciale dello stupefacente sequestrato ammonta ad oltre 500 mila euro ed era potenzialmente in grado di soddisfare le esigenze del mercato dell'intera provincia peloritana per diverse settimane.

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  • Occhiello Pietro Modaffari, di Meliccuccà, è stato fermato poco dopo essere sbarcato in Sicilia. Nel furgone sul quale viaggiava, i carabinieri hanno trovato 3,5 kg di cocaina e 2,5 kg di eroina. Il valore commerciale dello stupefacente ammonterebbe a 500mila euro
Lunedì, 12 Febbraio 2018 17:43

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