Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 07 Febbraio 2018

PESCARA Il calcio abruzzese e italiano in lutto. È scomparso in serata all'ospedale civile di Pescara, dove era ricoverato da prima di Natale per complicazioni polmonari, Bruno Pace, ex giocatore di Bologna, Pescara, Padova, Prato, Palermo, Bologna, Angolana e Lanciano. Da allenatore Pace, nato a Pescara il 16 giugno del 1943, ha guidato Modena, Catanzaro, Pisa, Bologna, Ancona, Catania, Sambenedettese, Francavilla, Avellino, Chieti e Foggia. La sua carriera da allenatore è legata soprattutto al Bologna. Nel 1966 esordì in Serie A col Bologna, squadra con la quale disputò 6 stagioni, collezionando 112 presenze e 5 reti in campionato, oltre a 21 presenze e 3 reti in Coppa Italia, 2 presenze in Coppa delle Coppe, 18 presenze e 7 reti in Coppa delle Fiere, 1 presenza in Mitropa Cup, e 7 presenze e 1 rete nel Torneo Anglo-Italiano. 

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  • Occhiello Diresse i giallorossi negli anni di permanenza di Serie A. Si è spento all’ospedale civile di Pescara per complicazioni polmonari

ROMA La Commissione parlamentare Antimafia ha approvato con il voto unanime di tutti i gruppi parlamentari la "Relazione finale sull'attività della XVII legislatura". Sono state 500 le pagine prodotte che oltre ad illustrare le dinamiche attuali di cosa nostra, 'ndrangheta, camorra e sacra corona unita considera anche le nuove forme di mafie originali e autoctone. La Commissione in una nota, che «in Italia le mafie sono ancora forti e pericolose, ormai stabilmente insediate in ampi territori delle regioni centro settentrionali, nonostante gli importanti successi dell'apparato investigativo di contrasto. Dimostrano una straordinaria capacità di espansione nel resto del mondo, dove ormai hanno diversificano i loro investimenti riciclando gli ingenti proventi del traffico di droga. La relazione sottolinea la pervasività dei poteri criminali nell'economia, nella politica e nella società; l'evoluzione del metodo mafioso, sempre più corruttivo e collusivo, e le diffuse reti di relazione, occulte e non, con il mondo delle professioni e della pubblica amministrazione. Di fronte ad un potere criminale pervasivo che non rinuncia all'esercizio della violenza quando è necessaria, ma che ormai si impone facendo leva sulle complicità e i troppi varchi del sistema legale, i cedimenti del principio di legalità, che si registrano in troppi ambiti della vita pubblica e civile, costituiscono un serio rischio per la tenuta democratica del Paese». La relazione indica gli ambiti in cui è necessario alzare il livello dell'attenzione e della prevenzione alle infiltrazioni mafiose: dai condizionamenti mafiosi nell'economia legale e nella finanza al gioco d'azzardo, nuova e redditizia frontiera degli affari criminali; dalla sanità all'immigrazione, dove si evidenzia la capacità delle mafie di sfruttare le fragilità sociali e le nuove emergenze. Mette in luce il ruolo fondamentale della cultura, della formazione e della religione nella promozione di una più robusta coscienza civile. Esamina le potenzialità e le criticità del sistema di contrasto, sottolinea la necessità di sviluppare una nuova cultura dell'antimafia, propone linee di intervento organizzativo e legislativo perché la sfida alle organizzazioni criminali diventi prassi costante delle istituzioni del Paese e impegno civile e culturale di tutta la comunità nazionale. La Relazione sarà illustrata dalla presidente Rosy Bindi il prossimo 21 febbraio. All'evento interverranno il presidente del Senato, Piero Grasso, il ministro dell'Interno Marco Minniti, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, il presidente di Libera don Luigi Ciotti.

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  • Occhiello Le oltre 500 pagine saranno presentate il prossimo 21 febbraio. La criminalità organizzata mette stabili radici nel nord e nel centro, ma non solo i gruppi noti, si sviluppano anche nuove forme di criminalità
Mercoledì, 07 Febbraio 2018 19:20

«Legge Delrio dannosa, va cancellata»

REGGIO CALABRIA «La preoccupazione espressa nelle ultime ore dal presidente dell'Upi e dai presidenti delle Province calabresi a causa di nuovi e pesanti tagli agli enti locali, ben evidenzia come la legge 56/2014, detta anche "Legge Delrio", oltre a generare un vero e proprio caos istituzionale, abbia depauperato un vero e proprio patrimonio istituzionale senza individuare soluzioni che garantissero continuità nell'erogazione dei servizi destinati alle comunità». Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale Orlandino Greco. «Già in passato, da presidente del Consiglio della Provincia di Cosenza - prosegue Greco - avevo sostenuto un'importante battaglia per impedire che si arrivasse all'approvazione di una riforma degli enti locali dettata da una "spending review" cieca e frettolosa. A distanza di qualche anno si registrano i danni, con le Regioni che ancora non hanno completato le procedure legislative per la gestione delle funzioni, le Province che si sono trovate da un giorno all'altro senza risorse e i comuni che soffrono la mancanza di un riferimento istituzionale per settori fondamentali come strade e scuole. In Calabria dove Vibo è in dissesto, Crotone è in pre dissesto e Cosenza e Catanzaro rischiano di non approvare il bilancio, la situazione è particolarmente grave e necessita di un intervento immediato. Il problema non è solo il mancato trasferimento di risorse ma la necessità di rivedere con una riforma strutturale l'organizzazione degli enti locali e l'interfaccia tra i territori e lo Stato centrale». «In questo contesto, è da apprezzare - sostiene ancora il consigliere regionale - l'iniziativa promossa dal segretario regionale e dal segretario provinciale di Cosenza de L'Italia del Meridione Nicodemo Filippelli e Raffaele Papa che attraverso una petizione popolare promuovono la reintroduzione delle Province quali enti intermedi di primo livello; la ridefinizione delle competenze delle province, riassegnando tutte le funzioni precedenti alla legge "Delrio"; l'abolizione delle Regioni con la conseguente istituzione di cinque macroregioni con soli compiti di programmazione e coordinamento. È indispensabile ristabilire l'importanza delle Province quali enti intermedi di primo livello che non possono più essere mortificate nella gestione delle funzioni fondamentali senza risorse e da meccanismi elettivi che in nessun modo rappresentano i valori di democraticità e rappresentanza territoriale. L'auspicio è che tutti i partiti impegnati nella campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento s'investano sin da ora a riformare completamente l'assetto istituzionale del Paese, cancellando una riforma che ha generato danni di enorme entità. Offro sin da ora la mia disponibilità - conclude Greco - nei confronti dei presidenti delle Province calabresi per tutte le iniziative politiche e istituzionali che vorranno mettere in campo per sostenere degli enti fondamentali per i territori e le comunità». 

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  • Occhiello Il consigliere regionale Orlandino Greco: «Condivido la preoccupazione per i tagli espressa dai presidenti delle Province. Per gli enti intermedi servono nuovi progetti»
Mercoledì, 07 Febbraio 2018 19:18

Delitto Rodriguez, chiusa la fase istruttoria

COSENZA Termina con la consulenza del dottor Angelo La Marca, citato come consulente della difesa, la fase istruttoria del processo che si sta celebrando nella corte d’Assise del tribunale di Cosenza e che riguarda l’omicidio di Silvana Rodriguez. Alla sbarra, come unico imputato, un uomo. Si tratta di Sergio Carrozzino che, difeso dall’avvocato Giuseppe Bello, su quanto accaduto non ha reso dichiarazioni, produrrà un verbale che sarà consegnato dal suo legale al presidente della Corte, il giudice Gianfranco Garofalo, che insieme all’altro togato Manuela Gallo e alla giuria popolare ne discuterà in “camera caritatis”. Nelle parole di La Marca però si celano tutti i dubbi sul presunto autore del delitto in cui a perdere la vita fu la donna brasiliana madre di due figli. La consulenza della difesa mira a smontare i principali indizi sui capi d’accusa: la sagoma che si avvicina alla macchina, le tracce biologiche sul cappotto dell’imputato e infine il cellulare che si aggancia a celle diverse e che quindi lascia presumere come i due soggetti non si trovassero insieme allo stesso momento quando si è consumato il femminicidio.

LA CONSULENZA Al banco dei testimoni La Marca non si sottrae alle domande del pm Valeria Teresa Grieco. Spiega come le tracce biologiche su di un capo possano rimanere o andare via a causa di molti fattori. «Il capo - dice La Marca - è stato sequestrato tre mesi dopo il delitto. Della donna coinvolta nell’assassinio non ci sono tracce biologiche. Non posso escludere che il giubbotto in pelle sia stato lavato, così come non posso escludere che la troppa usura ne abbia cancellato ogni traccia. Certo è che dalla mia esperienza spesso mi è capitato di ritrovare delle tracce anche a distanza di molti mesi visto che la pelle di un cappotto può trattenere le particelle microbiologiche». Non sembra avere dubbi il consulente della difesa anche sullo studio delle celle di telefonia che ha esaminato secondo i tabulati che gli sono stati forniti dalla polizia giudiziaria. «Posso dire - aggiunge - che il cellulare del signor Carrozzino non fosse spento, ma che nell’orario che ci interessa cioè dalle 19.40 alle 20.27 si trovasse agganciato alla cella di Capo Bonifati, non a quella dove la donna è stata ritrovata nella sua macchina carbonizzata». La donna, brasiliana di origini, viveva da molto tempo a Belvedere, sul Tirreno cosentino. «Essendo che Sergio Carrozzino spesso passava dall’EuroSpin - dove la donna è stata vista per l’ultima volta - non ho dubbi nel dire che il cellulare si sarebbe agganciato alla cella, questo non ci risulta».

L’OMBRA E LA MACCHINA C’è poi tutta la vicenda relativa alla Fiat Punto e all’uomo, ma non è da escludere che possa essere anche una donna, si carpisce nell’aula di tribunale, che accostandosi alla portiera della macchina diede inizio al litigio che poi avrebbe costato la vita alla donna. «Il video - conclude La Marca - non mi permette di fare una valutazione antropometrica precisa. Mi preme però evidenziare come l’indicatore destro già acceso in fase di riavvio della macchina non testimonia che all’interno della macchina ci sia stata una colluttazione, anzi dal video ritengo sia difficile capire se l’individuo fosse entrato o meno in macchina».

 

Michele Presta
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  • Occhiello Il processo sull’omicidio della donna si sta celebrando in corte d’Assise a Cosenza. In aula il consulente della difesa dell’unico imputato, Sergio Carrozzino, prova a smontare gli indizi a carico del suo cliente

 

CATANZARO La giunta regionale della Calabria, presieduta da Mario Oliverio, con l'assistenza del segretario generale Ennio Apicella, si è riunita oggi nella Cittadella regionale a Catanzaro. La giunta, su proposta della presidenza, ha deliberato la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza per gli eventi metereologici che hanno colpito il territorio calabrese lo scorso 17 gennaio. A seguito delle avverse condizioni del clima, derivanti da forti raffiche di vento su tutto il territorio calabrese - è scritto nella richiesta della Giunta al governo nazionale - si sono prodotte numerose criticità segnalate dalle Autorità dei Comuni colpiti dagli eventi. Sono altresì pervenute nella sala operativa della Protezione civile molteplici segnalazioni ad opera di cittadini riferite a danni causati alle cose dai fenomeni sopra citati, in conseguenza dei quali si è contata una vittima nel comune di Mesoraca (Crotone). La Protezione civile regionale ha anche prodotto un rapporto di evento da cui scaturiva la necessità di ricorrere all'utilizzo di mezzi e poteri straordinari, al fine di evitare pericoli per la pubblica incolumità e favorire il più rapido ritorno alle normali condizioni di vita delle popolazioni interessate.  

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  • Occhiello La richiesta della giunta regionale è stata inviata al governo nazionale. Lo scorso 17 gennaio, a causa delle avverse condizioni del clima, si era registrata anche una vittima nel Crotonese
Mercoledì, 07 Febbraio 2018 19:02

Calabria Verde, la verità di Matacena

LAMEZIA TERME Le denunce incrociate che si scontrano dietro le quinte del caso Calabria Verde sono, ormai, così tante da rischiare di perderne il conto. Alle dichiarazioni di Leandro Savio, il grande accusatore dell’ex direttore generale Paolo Furgiuele, ha fatto seguito un esposto firmato dall’ex dg e indirizzato alla Procura della Repubblica di Catanzaro. Il nodo sono i rapporti tra il management di Calabria Verde e la ditta Piemme&Matacena. A questo ingorgo di atti giudiziari si aggiunge anche la ditta campana con una denuncia-querela depositata dagli avvocati Antonio Feraco, presidente della camera penale di Cosenza, e Daniela Pepe. Anche l’azienda contesta la ricostruzione dei fatti offerta dal dirigente le cui contestazioni hanno fatto scoppiare il bubbone. Ma veniamo ai fatti.
Il nodo centrale è il bando per la fornitura di vestiario e attrezzature per gli operatori dell’antincendio boschivo, idraulico-forestali e motoseghisti del 2010. Savio dà ai magistrati la sua versione dei fatti: «Ricordo che risposi negativamente all’allora direttore amministrativo (dell’Afor, ndr) Paolo Furgiuele, in quanto non vi era in bilancio la piena copertura della spesa complessiva. Evidentemente poiché nel 2004 la spesa per lo stesso appalto era stata di gran lunga inferiore, in sede di previsione della posta in bilancio era stata inserita una cifra che non copriva in alcun modo il costo dell’intero appalto, finendo per costituire un debito fuori bilancio».
Secondo il dirigente, Furgiuele – che all’epoca era il direttore amministrativo dell’Afor – avrebbe pressato per il pagamento delle cifre a Piemme&Matacena nonostante le carte contabili non fossero a posto. Alla fine, a fronte della richiesta di pagamento di 10 milioni di euro si sarebbe provveduto a impegnare e liquidare 4 milioni. Questo racconto, secondo Luigi Matacena sarebbe «palesemente falso e non agganciato alla realtà documentale». L’imprenditore, citando i documenti della Regione, parte proprio dall’esame della copertura finanziaria e ricorda che in un decreto del 25 giugno 2010 la Regione «ha provveduto all’approvazione delle perizie di variante tecnico-economica dei progetti redatti da Afor (...) e all’interno dello stesso si dà atto che le perizie di variante provvedono a comprendere la relativa spesa all’acquisto dei Dpi (dispositivi di protezione individuale, ndr); nell’accluso elenco approvato, per i Dpi è prevista una somma pari a circa 12,1 milioni di euro e di 2,5 milioni per l’Iva relativa agli stessi». L’impegno di spesa, insomma, sembrerebbe essere confermato dai documenti. A valle della procedura seguita dalla Stazione unica appaltante, si apre il capitolo dei pagamenti. Matacena rievoca anche questa parte dell’iter: «In realtà, l’ottenimento del pagamento della fornitura in questione è avvenuto esclusivamente a seguito di avvio del recupero forzoso che la mia società si è vista costretta ad attivare in seguito al prolungato inadempimento da parte di Afor». Sono tre gli atti citati nella denuncia: un impegno di spesa di 1,5 milioni Iva inclusa come acconto; una determinazione dell’Afor di liquidazione della stessa cifra a favore della ditta; un’altra determinazione contenente un impegno di spesa a saldo dell’aggiudicazione del lotto 1 «per un importo di circa 13,5 milioni Iva inclusa». «Atti – scrive l’imprenditore – che recano, tutti, la firma del dottore Leandro Savio a certificazione della copertura finanziaria». Matacena ci tiene anche a spiegare come faccia ad avere questo materiale: «Ogni volta che mi recavo in Afor per chiedere il pagamento di quanto a me dovuto, l’azienda adduceva a scusante della mancata corresponsione l’assenza di trasferimenti da parte della Regione Calabria, nonostante l’Afor avesse adottato le determinazioni necessarie fornendomene, per l’appunto, copia». 
È quando i soldi continuano a non arrivare che Piemme&Matacena si rivolge al Tribunale di Catanzaro per chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo ai danni dell’Afor. Il giudice, il 19 novembre 2012 ingiunge all’Azienda di pagare alla società campana 11 milioni di euro. Ed è soltanto dopo la notifica dell’atto che «l’ente ha iniziato a liquidare, in varie tranche, quanto dovuto alla mia società e, pertanto, non può risultare vera la circostanza narrata di una ipotetica determina di impegno e liquidazione di circa 4 milioni di euro a firma del dottor Savio addirittura nel 2011». Quella liquidazione da 4 milioni di euro, semplicemente non esiste. E neanche la presunta corisa preferenziale seguita per ottenere i pagamenti, decisi in realtà dal Tribunale di Catanzaro. Questo, almeno, stando agli atti allegati da Matacena. Che potrebbero riscrivere, almeno in parte, il caso Calabria Verde. (ppp)

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  • Occhiello Un esposto dell’imprenditore campano sui pagamenti ottenuti dall’ente mette nel mirino le dichiarazioni di Savio ai magistrati. «Gli impegni di spesa sono certificati dagli atti firmati dallo stesso dirigente. E la liquidazione di 4 milioni che ha denunciato non esiste» 

COSENZA Al culmine dell'ennesima lite con l'anziana madre, dopo averla minacciata di morte brandendo un bastone di legno, ha messo a soqquadro l'abitazione, costringendo la donna a cercare rifugio da alcuni vicini. Un ventinovenne incensurato di Cetraro, G.F., è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Paola con l'accusa di maltrattamenti in famiglia e detenzione illegale di armi. L'uomo successivamente si è accanito sull'autovettura di proprietà della madre procurandosi anche delle ferite alle mani. I militari, all'interno della camera da letto di G.F., hanno trovato un fucile da caccia assieme ad un proiettile per arma lunga e a uno per pistola. Le armi, appartenenti al padre deceduto, ma mai dichiarate, sono state sequestrate. Dagli accertamenti svolti dai carabinieri è emerso che i maltrattamenti del ventinovenne nei confronti della madre andavano avanti dal 2016 a causa delle continue richieste di denaro che la donna non riusciva a soddisfare.

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  • Occhiello Al culmine dell’ennesima lite il giovane di Cetraro ha messo a soqquadro la casa costringendo la donna a rifugiarsi dai vicini. I maltrattamenti andavano avanti dal 2016

CATANZARO Sul sito internet www.calabriapsr.it è stato pubblicato il bando della Misura 3.1.1 “Sostegno ad associazioni di agricoltori che partecipano per la prima volta a regimi di qualità”. Questo intervento del Psr concede un sostegno annuale alle associazioni di agricoltori che operano nei regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari e che, con il loro coordinamento, agiscono a favore e per conto dei propri agricoltori associati - che siano “agricoltori in attività” - che partecipano per la prima volta ad uno dei regimi di qualità riconosciuti e certificati.
«Si tratta di una misura molto importante - ha affermato il presidente Oliverio - con la quale intendiamo promuovere le produzioni calabresi di qualità sui mercati nazionali ed esteri. Attraverso il sostegno del Psr, incentiviamo le associazioni di agricoltori all'adozione delle certificazioni delle produzioni, elemento fondamentale per i consumatori di oggi, nonché per le stesse eccellenze regionali, che si posizioneranno meglio sui mercati e allo stesso tempo promuoveranno i territori di origine, a loro indissolubilmente legati».
«Uno strumento per sostenere i nostri prodotti Dop e Igp - ha precisato il consigliere regionale delegato all'Agricoltura Mauro D'Acri - ma anche la nostra notevole produzione biologica, dai prodotti tradizionali, a quelli zootecnici, a quelli enologici. Il Programma di sviluppo rurale, anche con questo bando, favorisce l'aggregazione dei produttori, lo sviluppo dell'intero settore agroalimentare e al tempo stesso vuole contribuire al miglioramento della resilienza agli effetti dei cambiamenti climatici, grazie all'adozione di metodi di coltivazione che rispettano ambiente e clima».
Sono ammessi a presentare domanda per ottenere il sostegno consorzi di tutela delle denominazioni di origine protetta (Dop), delle indicazioni geografiche protette (Igp) e delle specialità tradizionali garantite (Stg) dei prodotti agricoli e alimentari; consorzi tra imprese agricole; associazioni e/o organizzazioni di produttori; associazioni di organizzazioni di produttori; cooperative agricole.
La partecipazione per la prima volta ai regimi di qualità sovvenzionati è intesa come prima iscrizione dell’agricoltore al regime di qualità nei cinque anni consecutivi, precedenti o successivi, la presentazione della domanda di sostegno. La dotazione finanziaria della bando è pari a 800.000 euro e l'intensità dell’aiuto è pari al 100% dei costi fissi sostenuti per la partecipazione al regime di qualità ammesso, entro il limite massimo complessivo annuale di 3.000 euro per azienda per un massimo di 5 anni.
Il dipartimento Agricoltura e Risorse agroalimentari della Regione Calabria precisa che le domande di sostegno dovranno essere presentate attraverso il portale Sian entro il 26 marzo.  

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  • Occhiello La misura è un sostegno annuale alle associazioni di agricoltori e dei consorzi di tutela Dop, Igp e Stg dei prodotti agricoli e alimentari calabresi. Oliverio: «Promuovere le produzioni in Italia e all'Estero». D'Acri: «Si favorisce l'intero settore agroalimentare»
Mercoledì, 07 Febbraio 2018 17:48

Trovato con mezzo chilo cocaina, in manette 54enne

REGGIO CALABRIA I carabinieri di Ardore hanno arrestato per detenzione illegale di stupefacenti Salvatore Antonio Siciliani, di 54 anni, già noto alle forze dell'ordine. L'uomo, nel corso di un normale controllo, ha mostrato un certo nervosismo tant'è che i militari, insospettiti, hanno deciso di sottoporlo a una perquisizione personale. L'uomo è stato quindi trovato in possesso di due involucri contenenti complessivamente circa mezzo chilo di cocaina. La droga sequestrata, purissima, i cui involucri messi uno a fianco all'altro riportavano la scritta "Perù", una volta tagliata ed immessa sul mercato avrebbe fruttato oltre 250mila euro.

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  • Occhiello L’uomo è stato arrestato dai carabinieri di Ardore, nel Reggino. La droga sequestrata, purissima, una volta tagliata ed immessa sul mercato avrebbe fruttato oltre 250mila euro

CESSANITI I carabinieri di Cessaniti, nel Vibonese, a conclusione di indagini autonome, hanno denunciato in stato di liberà un operaio 31enne accusato di essere l'autore del furto compiuto nella scuola materna di Pannaconi il 25 gennaio scorso. All'identificazione dell'uomo gli investigatori sono giunti dopo avere visionato le telecamere del sistema di videosorveglianza della scuola. Acquisiti elementi di fatto, i carabinieri hanno preceduto ad una perquisizione personale e domiciliare, trovando gli stessi indumenti usati in occasione del furto. In particolare i militari hanno trovato indossati dal giovane il giubbotto, i pantaloni e le scarpe coincidenti per modello e colore a quelli indossati dall'autore del furto.

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  • Occhiello Identificato un operaio 31enne che si sarebbe introdotto nella scuola materna di Pannaconi, nel Vibonese. Era stato ripreso dal sistema di videosorveglianza dell’istituto
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